03 ago 2008

I Funghi Venuti dal Buio

Nucleare | World of Weird

L’antefatto è noto: durante il fatale test di sicurezza del 26 aprile 1986, il reattore numero 4 della Centrale Atomica di Chernobyl esplode. Dopo: il fallout, l’evacuazione d’emergenza, la Zona di Esclusione.

Tredici anni dopo, nel 1999, un robot guidato all’interno della centrale ha compiuto una strana scoperta: sulle pareti del reattore numero 4 era cresciuto un particolare tipo di fungo nero che, una volta raccolto ed esaminato, ha presentato una massiccia quantità di melanina, il pigmento che protegge la pelle umana dalle radiazioni solari ed ultraviolette, e del quale finora non si era riusciti a determinare il ruolo biologico legato ai funghi.

Il team di ricercatori dell’Albert Einstein College of Medicine di New York, guidato dal microbiologo Arturo Casadevall, incuriositi dall’ipotesi che i funghi abbiano sfruttato le emissioni radioattive come fonte d’energia, hanno portato avanti una serie di esperimenti che ha confermato le apparenze: riproducendo le condizioni all’interno della centrale (un livello di radioattività 500 volte superiore al normale, generato dal Cesio 137), è stata osservata super-crescita in esemplari di Cladosporium sphaerospermum (un fungo diffuso nell’area di Chernobyl), Crytococcus neoformans e Wangiella dermatitidis.
Dice infatti Ekaterina Dadachov, del team di Casavedall: “Proprio come il pigmento di clorofilla converte la luce solare in energia chimica che permette alle piante di vivere e crescere, la nostra ricerca suggerisce che la melanina possa utilizzare diverse porzioni dello spettro elettromagnetico – radiazioni ionizzanti – a beneficio dei funghi che la contengono.”
Sembra che le radiazioni interagiscano con la melanina alterandone la struttura elettronica, e questo consente al fungo di “catturare” la radiazioni e convertirla in una forma energetica capace di produrre alimenti.

In generale pensiamo alle radiazioni come a qualcosa di cattivo o nocivo. Qui abbiamo una situazione in cui questi funghi sembrano trarne beneficio, il che è del tutto inaspettato.
– Arturo Casavedall

Ma attenzione: i ricercatori hanno specificato che i funghi NON contribuiscono ad abbassare il livello di radiazioni della zona in cui si trovano.

Come accennato in precedenza, la melanina dei funghi è, a livello chimico, lo stesso pigmento che si trova anche nella pelle umana, e ciò ha portato Casavedall a ipotizzare che le radiazioni potrebbero fornire energia alle cellule epidermiche, anche se in quantità minime: “Non tanta energia da alimentare una corsa sulla spiaggia, forse quella necessaria per aiutarci ad aprire una palpebra”. E presi dall’entusiasmo della scoperta, i ricercatori pensano a diete spaziali a base di funghi, dato che le radiazioni ionizzanti sono una presenza significativa nel cosmo.

Fonte: Science a GoGo, FOX News, Cosmos Magazine

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