Il Robot che Amava Troppo
K1LL5W1TCH | Robotica
Kenji è il nome di un robot umanoide della terza generazione, programmato dieci mesi fa dal team della dell’Istituto di Ricerca Akimu, patrocinato dalla Toshiba. L’obiettivo principale del progetto in cui, tra gli altri robot, era incluso Kenji, puntava all’utilizzo di software personalizzato per permettere delle reazioni emotive a stimoli esterni.
Al tempo il team dichiarò che Kenji era addirittura capace di amare, e non sembra essere un’affermazione azzardata: dopo una prima fase di condizionamento ambientale, Kenji sviluppò un forte legame affettivo con una bambola, che abbracciava per diverse ore, manifestando i suoi sentimenti con file sonori pre-registrati di latrati e miagolii, emessi da un altoparlante da 20 watt sistemanto nel suo busto.
Spostando la bambola fuori dal suo campo visivo, Kenji la chiedeva insistentemente indietro.
Dice il dottor Akito Takahashi: “Inizialmente eravamo emozionati nel vedere parte della nostra anima prendere vita in questa cosiddetta macchina. Per noi era il passo definitivo in uno dei fondamenti della singolarità.” I progressi di Kenji vennero attribuiti alle qualità di devozione ed empatia inserite nel software, e si congratularono per il loro successo.
Con il passare dei mesi Kenji attraversò molteplici iterazioni del software che lo aveva reso affettuoso, rendendo il suo legame sempre più intenso e forte.
E non solo con la bambola.
Un’internista cominciò a trascorrere alcune ore al giorno con Kenji, per monitorare i suoi sistemi e caricare gli aggiornamenti del software. Una sera, al momento di uscire dall’ambiente in cui “abita” Kenji, il robot si rifiutò di farla andar via, bloccando l’uscita con il suo corpo massiccio e abbracciandola ripetutamente.
Grazie ad un paio di telefonate terrorizzate, due membri del team di ricerca corsero sul posto e disattivarono Kenji, salvando così la ragazza.
Da quel momento il dottor Takahashi ed i suoi collaboratori cominciarono a preoccuparsi, decidendo di non mostrare Kenji a degli estranei. Sopratutto perchè ogni volta che il robot veniva riattivato, “legava” con il primo tecnico che incrociava il suo sguardo e correva ad abbracciarlo con le sue due braccia idrauliche da 100 chilogrammi.
Nonostante il nostro entusiasmo iniziale, è ora palese che gli impulsi ed il comportamento di Kenji non sono completamente razionali o genuini.
– Akito Takahashi
Il progetto Kenji è stato, per forza di cose, abbandonato, ma il dottor Takahashi resta ottimista: “E’ stato solo un imprevisto minore. Ho la piena speranza di riuscire a vivere un giorno fianco a fianco – e magari essere anche amato – da un robot.”
Technorati Tags: Kenji, robot, Toshiba, reazioni emotive

#1
ROBOT POWER 00100001 » Robot Programmed to Love Goes too Far (18/03/2009 - 00:38)[...] NeuRoGRiLL, la storia molto commovente del robot che amava troppo, ovvero stritolava chiunque con le sue [...]