Possession (1981 – FRA/GER – 123′)
di Andrzej Zulawski, con Isabelle Adjani, Sam Neill, Heinz Bennent
“Possession” è un film assurdo e surreale, in cui la follia sembra calare su tutto e tutti. E’ un film che, almeno alla sua prima visione, lascia perplessi. Io ho colto la presenza di qualche simbolismo, ma è sicuramente un’analisi superficiale: occorre riguardarselo almeno un’altra volta. ALMENO. Mark (Sam Neill) torna a Berlino, conclude il suo lavoro e lo lascia. Torna dalla moglie Anna (Isabelle Adjani) e dal figlioletto, ma precipita in una spirale di pazzia: la moglie lo tradisce con un altro, e vuole andarsene. Una volta entrato in scena anche il terzo incomodo, lo strambo new-age Heinrich (Heinz Bennent), Mark scopre che Anna sta tradendo anche lui con un terzo misterioso uomo. Ma perchè si è trasferita in un appartamento vuoto e desolato? E cos’è quella strana cosa informe nel bagno che sembra crescere e trasformarsi? Mark indaga sull’atteggiamento irrazionale di Anna (con una performance della Adjani che è incredibilmente selvaggia – basti la scena di ‘parto-metafisico’ in una stazione della metropolitana con latte che le esce dalla bocca e sangue dai capelli) e coinvolge le persone attorno in sè alla ricerca di una verità troppo pericolosa anche per lui. “Possession” è un film che richiede un certo impegno, una totale dedizione alla comprensione verso le sue numerose metafore, ma anche senza tutto ciò la sua visione costituisce un’esperienza anomala.

Without Warning (1994 – USA – 88′)
di Robert Iscove, con Sander Vanocur, Jane Kaczmarek
Vado a concludere con due film-tv che appartengono alla schiera dei ‘mockumentary’, ovvero falsi documentari presentati come realtà. Il primo è “Without Warning”, trasmesso la sera di Halloween del 1984 come un omaggio allo storico radio-adattamento di “La Guerra dei Mondi” di H. G. Wells ad opera di Orson Welles, che scatenò un’ondata di panico tra chi credette che i marziani stavano veramente arrivando sulla Terra. In questo caso la storia è più misteriosa, meno vistosa forse, ma di certo non meno apocalittica. Il film inizia con alcune scene da un film di Mario Bava, che viene presto interrotto da un notiziario speciale: tre asteroidi sono caduti, uno negli USA, uno in Francia e un altro in Cina. Così inizia una serie di bollettini, interviste, collegamenti esterni, tutti mirati a seguire lo sviluppo della questione: e infatti si scoprirà come questi tre asteroidi costituiscano un tentativo alieno di comunicazione con la razza umana. E le cose cominceranno ad andare storte. Ovviamente, “Without Warning”, fuori dalla sua collocazione originale, perde in forza (anche a causa della sua localizzazione americana). Forse il fattore più intrigante è quello di immaginare le reazioni del pubblico al tempo: effettivamente un buon numero di spettatori considerò reali gli eventi presentati, sebbene (1) al termine di ogni stacco pubblicitario venisse mostrato un testo secondo cui gli eventi erano fittizi e non reali; (2) la durata del film costringeva questi eventi ad accadere con una velocità eccessiva rispetto ad un’eventuale realtà dei fatti; (3) nessun’altra emittente televisiva naturalmente riportava i fatti del film (sic!); (4) nel cast è presente John de Lancie, un attore piuttosto famoso (dico solo: Q in Star Trek TNG).

Ghostwatch (1992 – UK – 91′)
di Lesley Manning, con Michael Parkinson, Sarah Greene, Craig Charles
L’approccio del britannico “Ghostwatch” è completamente diverso, sia per stile che per tematica. Il film si presenta come la prima puntata di una trasmissione di investigazione sul paranormale, con una parte in studio ed un altra in diretta sul campo. L’investigazione della serata riguarda un caso di poltergeist in una casa di Manchester in cui vive una donna con le sue due figlie. Queste ultime chiamano il poltergeist “Pipes” (trad: tubi) per la sua abitudine – tra le altre cose – di produrre rumori come se battesse su delle condutture. Una troupe condotta da una giornalista è nella casa infestata, un’altra si trova fuori con l’usuale folla di curiosi. La trasmissione procede abbastanza tranquillamente mentre la tensione aumenta gradualmente: le telefonate che arrivano in studio rivelano dei retroscena sulla casa, altre riportano eventi insoliti che stanno accadendo nelle case degli spettatori. E alla fine, scoppia il caos. “Ghostwatch” riesce a catturare l’attenzione come nella miglior tradizione delle storie di fantasmi, spargendo indizi e dettagli quasi impercettibili all’occhio. E l’atmosfera viene stemperata dalla tranquilla professionalità degli inviati (Craig Charles – da “Red Dwarf” – fa di tutto per buttarla sullo scherzo). Ma qualcosa striscia sullo sfondo, e la curiosità di scoprire di che cosa si tratti è grande. Sul finale c’è un’iperbole che è praticamente intenzionale, introdotta per spingere il pubblico a rendersi conto della finzione televisiva e a non lasciarsi andare al panico. Il che ovviamente è stato relativamente utile: molta gente ha telefonato al numero presentato durante la trasmissione (e dall’altro capo un messaggio rispondeva che lo show era fittizio) per protestare o condividere le proprie storie, i giornali hanno puntato il dito su un paio di scene inquietanti, accusando “Ghostwatch” di aver provocato disordini post-traumatici in due bambini, e di aver spinto al suicidio un terzo ragazzo. A causa delle polemiche suscitate, il film venne temporaneamente vietato in Inghilterra, ma nonostante tutto è difficile che ritorni sugli schermi britannici (ne esiste comunque una versione in DVD).