Archivio: Robotica


31 dic 2009

2009 Resume (parziale) /2

K1LL5W1TCH | Robotica
letrung

L’inventore canadese Le Trung, appassionato di robotica, si è dedicato alla creazione dell’umanoide perfetto, giungendo a realizzare Aiko, una donna androide dotata di una AI sofisticata, capace di pronunciare 13 mila frasi in due lingue diverse e riconoscere volti già incontrati, e possiede praticamente tutti i sensi, a parte l’odorato. Non è però capace di camminare, e da circa 6 mesi il suo creatore sta tentando di risolvere il problema senza compromettere le altre funzioni dell’androide.

Quello di Le sembrerebbe quasi un certo tipo di amore: alla ricerca di uno sponsor per le sue ricerche, si è prima indebitato, ed ha sofferto di un attacco di cuore nel 2007 a causa dello stress lavorativo. Il suo obiettivo finale è quello di mettere in commercio un prototipo per l’assistenza agli anziani dimessi dagli ospedali.

Aiko dimostra una ventina d’anni, la pelle è realizzata in silicone ed i capelli sono stati forniti da una compagnia giapponese che costruisce bambole. Il suo corpo sa riconoscere la forza impressa, e se viene afferrata o stretta in maniera violente è capace di rispondere con un ceffone.

Fonte.


La Toyota presenta in un breve video le capacità motorie di un suo androide, con attenzione al mantenimento dell’equilibrio ed alla corsa (a 7 kmh).


E tra robot che camminano, corrono o saltano, eccone, in tema invernale, uno capace di sciare e compiere dei veri e propri slalom. Sviluppato da Bojan Nemec dell’Istituto Jozef Stefan in Slovenia.

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22 nov 2009

Dal Quadrupede al Bipede

K1LL5W1TCH | Robotica

Se c’è qualcosa che proprio non si può dire della Boston Dynamics, è che si adagino sugli allori. Dopo aver presentato il BigDog, la società è al lavoro su una sfida un pò più impegnativa, che non coinvolge quattro piedi, ma due. E’ il Petman, prototipo di androide bipede che si distingue, come al solito, per l’eccezionale capacità di equilibrio, nonchè per quello strano sentimento di disturbante somiglianza, o per meglio dire, imitazione, di atteggiamenti umani.

Naturalmente la Boston Dynamics non punta alle sfilate in passerella: l’impiego del Petman si rivolgerà al settore militare come per il suo predecessore, ed in questo caso l’androide bipede potrebbe venire utilizzato per la navigazione in ambienti a rischio di agenti chimici tossici, e per l’analisi di elementi atmosferici come la temperatura e l’umidità che entreranno in gioco in una simulazione mirata a stabilire la pericolosità per un soldato in carne ed ossa.
Il Petman ha richiesto 13 mesi di progettazione e 17 per la costruzione, e a detta della società è molto versatile nei movimenti – arrivando anche a strisciare.

Fonte.

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25 ott 2009

E la Pillola Va Giù

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Ogni tanto anche il nostro Paese produce qualche buona notizia in ambito tecnologico.

Il team di ricercatori guidati dal dottor Enrico Grasso, esperto di patologie cancerogene dell’Università di Tor Vergata (Roma), ha messo a punto un minuscolo robot, incapsulato in una pillola, che potrà venire utilizzato per le diagnosi relative ai tumori, e che un giorno potrebbe sostituire tout-court la terapia endoscopica, che per usare un eufemismo non è molto gradita dai pazienti, a causa della sua elevata intrusività.

La pillola in questione contiene una telecamera microscopica, ed è provvista di piccole “gambe” che possono estendersi e venire comandate da remoto tramite comunicazione wireless, in modo da poterla muovere agevolmente una volta raggiunto l’intestino o il colon.
Quando il robot avrà terminato il suo compito, la pillola verrà espulsa in maniera del tutto naturale dall’organismo del paziente.

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11 ott 2009

Quando il Drone si Annoia

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Lo scorso settembre è accaduto un incidente piuttosto particolare nei cieli afgani.

Il Reaper, alias MQ-9, alias Predator B, è un velivolo a turbopropulsione del peso di cinque tonnellate capace di trasportare fino a 14 missili Hellfire: è utilizzato dalle forze britanniche e americane di stanza in Afghanistan contro le minacce emergenti, ed è il primo velivolo del genere, a ricerca ed eliminazione di bersagli (Hunter/Killer), senza pilota.

Secondo il comunicato stampa delle relazioni pubbliche del corpo aeronautico USA:

Il velivolo era impegnato in una missione di combattimento quando si è interrotto il controllo con l’MQ-9. Quando il velivolo ha impostato una rotta che gli avrebbe fatto abbandonare lo spazio aereo afgano, un velivolo pilotato della US Air Force ha preso delle misure pro-attive per abbattere il Reaper in una zona remota dell’Afghanistan settentrionale.

Il rapporto afferma che il Reaper si è schiantato contro una montagna, e che non ci sono state perdite civili.

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L’episodio mi porta a considerare un paio di elementi che mi sembrano indicativi: il primo è che a quanto pare i test non bastano mai, neanche in ambito militare – peccato che stavolta non si parli di un 500 Internal Server Error o di un blue screen, ma di un drone da guerra volante in grado di identificare e distruggere bersagli considerati pericolosi. Non è certo (certo?) lo scenario di un mediocre film d’azione, ma se il Reaper avesse invaso uno spazio aereo straniero le conseguenze, anche solo quelle diplomatiche, non sarebbero state piacevoli. C’è poi il fatto che in seguito al malfunzionamento (la cui natura, se conosciuta, rimane comunque sotto le calde coltri del segreto militare, anche se si trattasse di una stringa settata a null), l’unico modo di riparare sia stato il decollo e l’attacco da parte di un caccia. Da una parte pesa la stabilità dell’apparato, dall’altra la possibilità di riportare la situazione alla normalità: in questo caso entrambi i lati sembrano alquanto sbilanciati.

Sempre se l’incidente non sia stata una prima manifestazione di intelligenza automatizzata, ed il Reaper non abbia deciso che in fondo si meritava proprio una bella vacanza. E non voglio conoscere la possibile concezione di divertimento per una macchina che porta con sè missili in grado di abbattere interi edifici.

Fonte.

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16 set 2009

Il Robot Salterello

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La DARPA americana non sta certo con le mani in mano. E non si ferma alla produzione dei camminatori BigDog: tra un passo e l’altro spicca anche qualche saltello.
Salti piuttosto considerevoli: sono quelli compiuti dal Precision Urban Hopper, progettato dai Sandia National Laboratories: il piccolo robottino a quattro ruote può utilizzare una “gamba” munita di pistone per lanciarsi oltre ostacoli alti fino a sette metri e mezzo.

L’Hopper è guidato da un GPS ed è stato già provato su una varietà di terreni. Si pensa di utilizzarlo nelle fasi di guerriglia cittadina, per effettuare operazioni di ricognizione e sorveglianza – in effetti potrebbe facilmente scavalcare una barricata, o una recinzione. Con un salto di circa quattro metri potrebbe anche entrare dal primo piano di un edificio, volendo.

All’inizio dell’anno la Boston Dynamics si è garantita il contratto per la costruzione della prossima generazione di Hopper (alè). Il che potrebbe dare luogo a strani ibridi.

Fonte

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01 set 2009

Mani di Robot

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Il laboratorio di Ishikawa Komuro è al lavoro su una mano robot capace di una destrezza e di una velocità sicuramente superiori al normale. Il loro lavoro è stato presentato all’International Conference on Robotic and Automation 2009, tenutosi lo scorso maggio a Kobe (Giappone). Basta vedere il seguente video (ne è disponibile anche un altro, senza commenti), per rendersi conto del grado di sofisticazione raggiunto dagli attuatori, dai sensori tattili e da quelli ottici, che registrano la posizione degli oggetti nelle vicinanze con una microcamera da 1000 frame al secondo. Osservate la mano palleggiare una pallina da ping-pong, raccogliere chicchi di riso con delle pinzette ma, soprattutto, lanciare un telefono cellulare e riprenderlo al volo con precisione millimetrica (quest’ultima mi ha alquanto entusiasmato).

Fonti: (1) (2)

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21 apr 2009

Copia & Incolla Cammello

Biotecnologia | K1LL5W1TCH | Robotica
camelrace

Nella regione del Golfo Persico, la corsa dei cammelli è considerata “lo sport degli sceicchi”: è uno sport molto popolare, al pari delle corse dei cavalli, ed è stato oggetto in passato di grandi polemiche, dovute al fatto che per favorire gli animali nelle corse venivano utilizzati dei fantini bambini, intorno ai quali si era sviluppato un vero e proprio contrabbando che coinvolgeva paesi come il Bangladesh, il Pakistan ed il Sudan. Nel 2002 la pratica è stata vietata, ed ha visto come promotore lo sceicco degli Emirati Arabi Uniti, Hamdan bin Zayed Al Nahnyan.
robotjockeysNel 2003, dopo due anni di ricerche ed esperimenti, in Qatar è stato rilasciato il primo modello di fantino robot, poi perfezionato dalla svizzera K-Team, che lo ha reso più antropomorfo (in modo da non spaventare troppo le cavalcature) e resistente alle alte temperature e alle infiltrazioni di sabbia. Attualmente i robot sono tornati in mano al Golfo, grazie alla HM Maruff del RAQBI Center, che ha sviluppato modelli più leggeri (2-3kg) ed economici, che monitorano le condizioni cardiache dei cammelli, con controlli radio e GSM che in genere vengono azionati da piloti a bordo di SUV.

Dato che si parlava di sceicchi, parliamo allora dello sceicco di Dubai, Mohammed bin Rashid al-Maktoum, un nome ben conosciuto in Inghilterra: uno dei più grandi proprietari di cavalli da corsa, a livello internazionale, da quasi trent’anni. Possiede scuderie nel Berkshire, in Irlanda, nel Kentucky, e ultimamente si è comprata la più grande scuderia australiana, per 420 milioni di dollari.

Per finire, buttiamo giù una data, il 1996, ed una pecora, Dolly.
Cosa otteniamo?

Injaz (”Successo”), un cucciolo di cammello, clonato tramite la stessa tecnologia usata per Dolly, usando il DNA e le ovaie di un cammello macellato nel 2005, che hanno fertilizzato un uovo poi re-impiantato in una madre surrogata. Injaz è nato circa una settimana fa al Camel Reproduction Centre della città, dopo 378 giorni di gestazione – senza complicazioni. e le analisi del DNA dimostrano che è una copia del cammello morto, e non della madre.

Questa è la prima volta che gli scienziati hanno clonato un cucciolo di cammello. Ed è una femmina in salute.
– Dr. Ulrich Wernery, direttore scientifico del laboratorio di ricerca veterinaria.

Erano già stati effettuati altri esperimenti di clonazione in passato, tutti falliti.

Lo scopo è, come si potrà immaginare, quello di mantenere una linea genetica di cammelli purosangue da corsa tra gli esemplari più prestanti di Dubai.

“Siamo tutti molto eccitati dalla nascita di Injaz”, ha dichiarato il dottor Lulu Skidmore, direttore del centro scientifico: “E’ un progresso significativo nel nostro programma di ricerca, e ci fornisce un metodo per preservare, in futuro, i preziosi geni dei nostri cammelli da latte e da corsa.”

Fonte.

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13 apr 2009

Il Ritorno del Mulo Meccanico

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bigdogs

La mia scoperta del BigDog risale a circa un anno fa, e da poco tempo ho scoperto che il veicolo quadrupede della Boston Dynamics, grazie ai finanziamenti DARPA, sta ora venendo testato sul campo dall’esercito americano di stanza in Afghanistan.
Al tempo, ipotizzai che potesse venire impiegato non tanto come arma, ma come strumento di ricognizione. Salta fuori che il suo ruolo attuale è ben più umile, ma non per questo meno importante: il BigDog avrebbe infatti il compito di trasportare l’equipaggiamento dei soldati, alla stregua di un mulo. Per essere più precisi, all’incirca quanto due muli e mezzo: l’animale può caricarsi di circa 60kg, il BigDog (BigMule?) di circa 150kg.

bearD’altra parte il settore militare punta ormai sull’automazione già da qualche anno – basta pensare alla diffusione dei droni, aerei senza equipaggio con capacità offensive per la ricognizione e la neutralizzazione di obiettivi – e per le forze a terra è essenziale togliere risorse umane dall’esecuzione di compiti di trasporto, per quanto possibile. Oltre al BigDog è possibile portare ad esempio anche il BEAR (Battlefield Extraction and Retrieval Robot) della Vecna Electronics, un robot cingolato (due cingoli indipendenti per un maggiore equilibrio) provvisto di braccia adatte a trasportare i feriti fuori dalle zone di combattimento. Capacità di trasporto: circa 225kg. Autonomia: 50 minuti. Per ora è necessario comandarlo da remoto, ma la compagnia punta a renderlo completamente autosufficiente.

Tornando al BigDog, ecco un servizio dello scorso novembre, girato a Fort Benning (Georgia), dove il robot sta venendo “addestrato”.

C’è da dire che, almeno per ora, non dà un’immagine di grande robustezza. Parte del peso trasportabile dovrebbe venire impiegato in una qualche armatura di protezione, in modo che possa resistere a più di qualche scarica di colpi (è sicuramente più resistente di un essere umano, ma con un paio di colpi fortunati può venire messo fuori uso). Si parla inoltre dell’ipotetico shock culturale che potrebbe avere su militari e guerriglieri appartenenti a culture non tecnologicamente avanzate, ma credo che, paradossalmente, il discorso sia deviato dal bagaglio culturale tecnologicamente avanzato di chi ne parla. Provo a spiegarmi.
Io, che vivo in un mondo in cui i robot, gli androidi, le nanotecnologie e quant’altro non sono più strettamente relegate alla letteratura o al cinema, posso immaginare come possa spaventarsi una persona di fronte a cose del genere, ma in qualche modo il ragionamento finisce per attribuirgli uno stupore incantato, quasi infantile, che potrebbe benissimo essere il mio. Ma in una realtà diversa, in una cultura dove uno stato di guerriglia porta a determinare la natura primaria e vitale di cose e persone in base ad un semplice dualismo amico/nemico, un androide non ha grandi possibilità di infiltrazione. Un colpo di lanciarazzi basta a cancellare il problema dalla faccia del pianeta, senza porsi tanti pensieri. (Uhm, mi sa che l’ho spiegata in maniera più contorta del necessario… vabeh, ormai è andata.)

Fonti: (1) (2)

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