La gente del villaggio di Kologriv raccontava di essere terrorizzata da un misterioso uomo che viveva nei boschi. La storia andava avanti da anni, e non erano stati pochi gli episodi in cui l’uomo ha mostrato ciò di cui era capace.
Uno sfortunato comandante di polizia era stato catturato dall’uomo mentre andava a caccia. Tenuto per diverse ore in ostaggio e sotto tiro, è stato poi liberato, mentre il misterioso individuo si dileguava tra gli alberi. Da quel momento, tutti gli agenti di polizia si sono rifiutati di entrare nei boschi per dargli la caccia.
Ricorda una donna della zona, Maria Muzhalova: “I genitori non lasciavano che i figli andassero a scuola senza che i cani li accompagnassero. Lui veniva e rubava gli stivali tenuti fuori dalle case, e le patate dei campi. Se lo incontravi d’estate, era troppo spaventoso da affrontare.”
Quando il bosco venne dichiarato riserva naturale, nacquero altri problemi. Racconta Maxim Snitzin, direttore della riserva: “Eravamo tutti stanchi e ossessionati da lui. Continuava a lasciare in ogni posto le sue trappole per animali. Noi gliele rompevamo, e lui ne fabbricava ancora di più. Poi una volta intrappolò tre nostri ispettori, e disse loro che se li avesse rivisti ancora nei boschi li avrebbe ammazzati.”
Fu in quel periodo che l’uomo dei boschi si guadagno l’appellativo di Rambo, in quanto esperto di armi e di tecniche di sopravvivenza, una chiara analogia con il personaggio cinematografico di Sylvester Stallone.
Il culmine fu raggiunto circa un anno fa, quando l’individuo diede fuoco a 30 residenze estive della zona, tutte appartenenti a ricchi moscoviti. Nonostante la gravità del reato, la polizia si rifiutava ancora di avere qualcosa a che fare con lui. Ma a quel punto il Dipartimento delle Riserve Naturali di Mosca, irritato dalla passività delle forze di polizia di Kologriv, decise di intervenire con un’operazione di sorveglianza speciale, inviando sul posto un team di tutto rispetto, costituito da sei poliziotti specializzati – alcuni dei quali veterani della guerra in Afghanistan – e quattro rangers armati.
Racconta uno dei poliziotti, Andrei Potemkin: “Ci ha teso un agguato e gli abbiamo detto che se si fosse arreso non gli avremmo fatto alcun male. E lui ha urlato: ‘non ho nulla da perdere‘. E poi ha aperto il fuoco. Ha colpito due degli altri e sparato contro di me. Il giubbetto antiproiettile mi ha salvato la vita. Poi ha dato fuoco alla sua casa, e tutto si è coperto di fumo. Un vero professionista. Mentre aiutavamo i feriti, ci ha girato intorno, nascondendosi nel fumo, e tagliandoci via dagli altri. E’ stata per pura fortuna che il cecchino lo abbia individuato all’improvviso tra gli alberi e abbia premuto subito il grilletto. Gli ha sparato dritto in testa ed è morto in un lampo.”
L’uomo era armato con due shotgun ed una pistola di fabbricazione artigianale. Nella sua abitazione, una vecchia stazione abbandonata del corpo forestale, sono state ritrovate altre armi, dozzine di pellicce, centinaia di trappole e libri sulla caccia e sulle tecniche di sopravvivenza.
E’ stato solo ritrovando i suoi documenti, e verificandone l’autenticità con la famiglia, che i poliziotti hanno potuto rivelare la sua identità, e ricostruire la sua storia.
Alto più di due metri, barba incolta, Alexander Bichkov, ex-guardia forestale, era il discendente di una famiglia di criminali esiliati da Stalin negli anni ‘40, inviati nella regione di Kostroma, a circa 700 chilometri ad est di Mosca. Dopo il crollo dell’Unione Sovietica Bichkov, divorziato, si rifiutò di pagare gli alimenti alla ex-moglie come ordinato dal tribunale, e scomparve da casa sua, nei pressi del villaggio di Kologriv.
A dieci anni dalla sua scomparsa, nel 1997, la famiglia lo ha dichiarato morto. Ma Bichkov si era invece ritirato a vita solitaria nei boschi intorno a Kologriv, dove viveva in uno stato semi-selvaggio nella vecchia stazione forestale ed in accampamenti artigianali, cacciando animali per nutrirsi, ed avventurandosi fuori dai boschi solo d’estate, quando non lasciava impronte che avrebbero potuto condurre qualcuno alla sua abitazione.
Dichiararono le forze di polizia: “Al tempo la foresta non era stata dichiarata riserva naturale, per cui nessuno lo ha disturbato per anni. Quando i suoi genitori sono morti, e sua sorella e il marito lo hanno dichiarato legalmente morto – non avendolo più visto per tanto tempo – hanno venduto la sua casa. Pensiamo sia stato questo a farlo arrabbiare, rendendolo furioso nei confronti di chiunque traslocasse nella regione per costruire una casa, al punto da bruciare le loro case perchè lui non ne aveva più una. Si sentiva il re della foresta, e quando lo abbiamo scovato ha combattuto fino alla fine. Era tutto ciò che gli era rimasto. Non aveva più nessun posto dove andare.”
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