Sembra proprio che nessuno, all’interno della nostra classe politica, sia immune alla tentazione di esibirsi, periodicamente, in un rigurgito autoritario/totalitario. A riprova del fatto che le vecchie ideologie si stanno assottigliando sempre di più, trasformandosi in mascheroni che nascondono, più che altro, un comune desiderio di preservare lo status quo “più conveniente” – e forse anche la segreta ambizione di minimizzare il più possibile il dissenso popolare.
Non mi sembra strano, quindi, che di volta in volta vengano a galla delle indicazioni, dei segnali “suggeriti” più che “dichiarati”, che tendano ad unificare il corpo della protesta che è dentro ogni cittadino insoddisfatto con quelle ramificazioni estremiste più facilmente condannabili, da sinistra a destra e oltre. Movimenti più radicali e violenti che nonostante costituiscano, a ben vedere, una minoranza rispetto ai manifestanti più civili, sembrano godere – a detta dei nostri affettuosi sorveglianti – di un potere e di una capacità di infiltrazione straordinaria.
Incidenti, nel corso di manifestazioni passate, ne sono capitati, ma questo è un altro discorso: l’obiettivo è la creazione di uno standard linguistico e concettuale secondo cui “manifestante” sia un sinonimo di “terrorista” o di “eversivo”.
Sto esagerando?
Non mi sorprenderei se nel prossimo autunno anarco-insurrezionalisti, marxisti-leninisti, settori dell’autonomia operaia e del sindacalismo di base si rovesciassero sulle manifestazioni sindacali con il proposito più o meno concordato di deviarle dal loro naturale alveo democratico.
– Giuseppe Pisanu, 2004, al tempo Ministro dell’Interno.
Fonte: Repubblica
Non sorprende neanche il fatto che Pisanu sia attualmente senatore di FI, naturalmente. Specie considerando come poi ha appoggiato le dichiarazioni di Berlusconi riguardo ai contestatori, pacifici e non (ma è tutto un fascio) della Val di Susa che si sono opposti alla TAV: un allarme rivolto contro “i gruppi dell’estrema sinistra, dell’area antagonista e dell’anarco-insurrezionalismo.”
Destra, sinistra. Sinistra-destra.
La spina nel fianco della sinistra è senza dubbio il “raddoppio” infame della base NATO di Ederle, operazione ben voluta da Berlusconi ed appoggiata poi da Prodi. Entrambi hanno agito, a loro dire, per il bene delle nostre relazioni estere con gli USA. Alla faccia della popolazione scontenta, preoccupata, arrabbiata. Il referendum promesso non c’è stato, e alle contestazioni popolari ha risposto addirittura il presidente Napolitano con un tono che a tratti sa veramente di autoritario/totalitario.
Per quanto legittimi e importanti siano anche i canali del conflitto sociale e delle manifestazioni di massa e di piazza, è fuorviante la tendenza a farne la forma suprema della partecipazione e, retoricamente, il sale della democrazia.
Qualunque tema e problema sia in questione, interessi e appassioni strati più o meno larghi dei cittadini e li muova magari alla protesta, è nel riconoscimento della rappresentatività delle istituzioni elettive e delle relative sedi di decisione democratica che ogni forma di partecipazione deve trovare la sua misura.
Se si nega questo ancoraggio delle istituzioni si può scivolare nella suggestione della violenza come matrice delle decisioni invocate da aggregazioni e mobilitazioni minoritarie. E di lì nell’impossibilità di prevalere per questa via, si può compiere il passo verso la degenerazione estrema del terrorismo.
Il sottotesto mi sembra abbastanza evidente, ognuno può trarne le sue conclusioni.
Siamo noi ad essere capricciosi, un pò voltagabbana, forse ciclotimici e facili prede di istinti distruttivi e – misericordia! – terroristici.
Se non altro Prodi ha il pregio di limare via alla perfezione gli spigoli acuti e taglienti dai suoi discorsi. Questo però non basta e rendere trasparenti i contenuti. Anzi, in un certo qual modo il contrasto tra l’opinione e l’esposizione tende a farli risaltare di più. Questa è stata la sensazione che ho provato nel corso dell’ultima contestazione anti-Ederle, a Trento, durante il Festival dell’Economia, dove il premier ha detto e ribadito:
Qui è stato fatto soprattutto un discorso sull’aspetto urbanistico, e su questo chiamano anche le autorità locali ad avere un ruolo. Mentre dal punto di vista del Paese, ripeto, la decisione è stata presa ed è una decisione che noi manteniamo.
Fonte: Repubblica
Poche righe, due concetti essenziali: il primo è sminuire, definendo la protesta come un bisticcio di ordine condominiale, al livello di un litigio su un parcheggio riservato. Poco importa che il punto focale sia una base militare. E qui si passa al secondo concetto: ciò che è fatto, è fatto. E’ inutile stare lì a dire, a fare, a urlare o suonare trombe o tamburi. Ogni vostro suggerimento sarà accuratamente ignorato.
Nel corso della storia del nostro pianeta abbiamo avuto diverse glaciazioni.
E ci sono degli studiosi che affermano che non sono le glaciazioni ad essere degli eventi eccezionali, ma che siamo noi a vivere in un momento di pausa tra due glaciazioni.
Analogamente, qualche giorno fa, ho letto di qualcuno che affermava che, in fondo, potremmo definirci come appartenenti ad una dittatura che ogni cinque anni ha uno sprazzo di democrazia.
Ma per la dittatura c’è sempre tempo. Anche se le condizioni attuali non promettono affatto bene. Se avessi tempo vorrei indagare sulle circostanze nazionali che in passato hanno contribuito alla salita al potere (e allo sconsiderato appoggio popolare) di un governo totalitario nel passato. Ma non so perchè mi viene da pensare che ci troverei alcune similitudini con la nostra realtà attuale…
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