Archivio: Spazio


31 dic 2009

2009 Resume (parziale) /3

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I fisici affermano che i livelli di energia prodotti dall’LHC sono insufficienti per creare i nano-buchi neri di cui si è parlato molto (non senza un certo spirito di sensazionalismo) nei mesi scorsi. Se una cosa del genere avvenisse durante le prossime accensioni dell’LHC, significherebbe che qualcosa sta fornendo una spinta gravitazionale in più – e secondo una teoria potrebbe trattarsi di un universo parallelo dal quale questa energia “filtra” nel nostro, dando luogo a fenomeni ancora non spiegati come la materia e l’energia oscura, che costituirebbero la maggior parte del Cosmo.
Questo potrebbe spiegare anche la natura del Grande Attrattore, l’ignota forza a 250 milioni di anni luce dal nostro sistema solare che sta tirando verso di sè tutta la Via Lattea e decine di migliaia di galassie, ad una velocità di 22 milioni di kmh. Una concentrazione di materia della grandezza di circa 400 milioni di anni luce che si trova all’interno del cosiddetto Ammasso della Norma (Abell 3627).

Fonte.


Lo scorso 10 settembre la NASA ha testato al pieno della sua potenza il motore principale del razzo Ares I, il DM-1. La prova è stata diretta dalla ATK Space Systems all’interno delle strutture nei dintorni di Promontory, nello Utah. E’ il secondo test – il primo, effettuato il 10 marzo, ha generato una fiammata lunga 61 metri. L’Ares I è destinato a sostenere il lancio della navicella Orion, che entrerà in servizio dopo che verrà dimesso lo Space Shuttle, il prossimo anno. Un nuovo test del DM-1 è previsto per l’estate del 2010. Nel video, l’accensione avviene a 1:51.


Il sito Chromoscope offre l’opportunità di dare uno sguardo alla Via Lattea tramite la visuale fornita da svariate lunghezze d’onda, dai raggi X all’infrarosso alle onde radio.


Durante lo scorso novembre è stata rilevata l’entrata nell’atmosfera di ben due meteore accompagnate da una luminosità fuori dal comune: la prima in America, nello Utah, il 18 novembre. La seconda invece in Sudafrica, il 21 novembre 2009: la sua grandezza stimata è quella di un pallone da rugby e dovrebbe avere colpito il terreno oltre i confini settentrionali della nazione, mostrandosi visibile come un’enorme palla di fuoco verde. Entrambe le meteore sono state viste da centinaia di persone, e la loro entrata in scena ha illuminato il cielo a giorno.



Concludo con due esaurienti InfoGraphic: il primo è lo storico di tutte le missioni spaziali che hanno avuto come destinazione il Pianeta Rosso, mentre il secondo illustra gli ultimi cinquanta anni di esplorazioni spaziali.

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18 ott 2009

Aggiornamenti Asteroidali

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A proposito di asteroidi…

Un paio di anni fa avevo accennato ad Apophis, l’asteroide che passerà a distanza ravvicinata dal nostro pianeta in ben due occasioni: la prima il venerdì 13 aprile 2029, e la seconda il venerdì 13 aprile 2036 (nei vecchi post ho scritto 2037, un refuso?) – una coincidenza temporale che manderà in sollucchero i superstiziosi anglosassoni. Il 2008 è stato l’anno di Nico Marquardt, lo studente tedesco che ha tirato fuori un nuovo calcolo delle probabilità nettamente più drammatico, subito smentito dalla NASA. E nei giorni scorsi Steve Chesley e Paul Chodas del Jet Propulsion Laboratory della NASA a Pasadena (California) hanno avuto modo di presentare i risultati dei loro nuovi calcoli in merito alla possibile traiettoria di Apophis.
E sono previsioni rassicuranti.

Apophis è uno di quei corpi celesti che ha subito catturato l’attenzione del pubblico, fin dal momento della sua scoperta, nel 2004. Tecniche aggiornate di elaborazione, e nuovi dati a nostra disposizione indicano che le probabilità di un impatto tra Apophis e la Terra, il 13 aprile 2036, sono scese da 1 su 45.000 a 4 su un milione.
– Steve Chesley

I dati utilizzati da Chesley e Chodas provengono, in gran parte, dalle osservazioni di Dave Tholen e dei suoi collaboratori dell’Istituto Astronomico di Manoa (Hawaii): centinaia di immagini scattate con il telescopio da 88 pollici di stanza sulla cima del Mauna Kea. Altra parte dei dati è stata rilevata invece con il telescopio da 90 pollici dello Steward Observatory di Kitt Peak (Arizona) e dall’osservatorio di Arecibo, in Portorico.

E’ stato previsto anche un nuovo passaggio, nel 2068, e in questo caso i primi calcoli vedono una probabilità di impatto equivalente a 3 su un milione.

Ma c’è ancora tempo per fornire delle previsioni veramente affidabili: gli astronomi confidano nel 2013, quando Apophis sarà ad una distanza di 0,097 UA circa (quasi 14 milioni e mezzo di km dalla Terra), all’interno del raggio dei radar. Secondo il JPL, i dati ricevuti in questa occasione dovrebbero permettere di calcolare la posizione dell’asteroide “almeno fino al 2070″.

Se le cose andassero male (ma suvvia, perchè mai…), la NASA ha calcolato una potenza di impatto di 880 megatoni.
Considerate Tunguska: 10 megatoni al massimo.
Considerate l’eruzione del vulcano Krakatoa: circa 200 megatoni.
La cifra, per quanto allarmante, non dovrebbe causare danni a lungo termini (nuove ere glaciali e cose del genere), ma la sua influenza dovrebbe estendersi a decine di migliaia di kmq. Non è possibile avere stime più precise, dato che tutto dipende dal punto di caduta, dall’angolazione e dalla composizione minerale dell’asteroide.

Ma per quanto riguarda l’appuntamento del 2036, la B612 Foundation (per la protezione della Terra dagli impatti asteroidali), ha elaborato una mappa mondiale che presenta i possibili punti in cui dovrebbe abbattersi Apophis: nel caso colpisca una regione abitata, come ad esempio nel Centro America, potrebbe causare decine di milioni di vittime. Se invece cade in mare, per esempio ad ovest degli USA, potrebbe generare uno tsunami devastante, sicuramente più di quelli osservati finora.

Punti Impatto Apophis

Fonte (1) (2)

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Pulizia Orbitale

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Non sono solo gli asteroidi a destare preoccupazione: la presenza massiccia di detriti orbitali ha ormai raggiunto un livello critico, e rischia di mettere in pericolo sia la vita degli astronauti, sia la stabilità delle comunicazioni satellitari.

Attualmente l’orbita geostazionaria, a circa 25 mila chilometri di altezza, è invasa da più di 200 satelliti morti. La International Association for the Advancement of Space Safety prevede che nei prossimi dieci anni questo numero si quintuplicherà.
Ma il DLR (il Centro Aerospaziale Tedesco) è ancora più pessimista, e prospetta una vera e propria crisi nei prossimi cinque-dieci anni, via via che i veicoli orbitali esauriranno il loro carburante per andare “alla deriva”.
Per questo si sta sviluppando un particolare tipo di robot destinato all’uso in orbita, allo scopo di recuperare i satelliti difettosi per ripararli, ed invece spingere via, in quella che dovrebbe diventare una sorta di “orbita cimitero”, i detriti più pericolosi.

Klaus Landzettel, del reparto di robotica spaziale del DLR, afferma che i robot resisteranno ad un range di temperature che varia dai -170° ai 200° C, e saranno “pronti per venire utilizzati su qualsiasi satellite, che sia stato progettato per un attracco oppure no.”

Fonte

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16 apr 2008

Era Meglio Non Saperlo…

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Vi presento Nico Marquardt, uno studente tedesco tredicenne che ultimamente ha deciso di partecipare ad un concorso regionale di scienze con un progetto intitolato Apophis – L’asteroide assassino.

Ebbene si, parla proprio dell’asteroide che dovrebbe passare vicino al nostro pianeta prima nel 2029 – talmente vicino da essere visibile ad occhio nudo – e poi nel 2037, nel caso ci avesse mancato.

Le probabilità sono comunque moderate: la NASA ha stimato un rischio equivalente ad 1 su 45000.

Peccato che la NASA si sia sbagliata: e ad accorgersene è stato proprio Nico, nel corso dell’analisi di alcune osservazioni astronomiche effettuate all’Istituto di Astrofisica di Potsdam.
Il punto cruciale della “correzione” è che la NASA aveva sì concluso che l’asteroide sarebbe sceso ad un’altezza tale (circa 25 mila chilometri – anche se dalla fonte riportata leggo 32 mila chilometri e mezzo.) da attraversare lo strato in cui viaggiano i satelliti orbitali, ma non aveva calcolato le conseguenze di un eventuale impatto con essi – e ce ne sono 40000 intorno alla Terra.
Nico ha incluso questa considerazione, arrivando a calcolare che un impatto con i satelliti potrebbe cambiare la traiettoria dell’asteroide, con un rischio d’impatto nel 2037 equivalente a 1 su 450.
La NASA ha confermato i calcoli di Nico.

Eh.

Fonte: Physorg

[update]

E invece la NASA non ha confermato un bel niente!

Contrariamente ai seguenti comunicati stampa, gli uffici della NASA coinvolti non sono stati contattati nè hanno tenuto corrispondenza con un giovane studente tedesco che afferma che le probabilità d’impatto di Apophis sono più alte della stima attuale.

Le conclusioni riportate sono basate sulle possibilità di una collisione con un satellite artificiale durante l’avvicinamento dell’asteroide nell’aprile 2029. Comunque, l’asteroide non passerà vicino alla principale fascia percorsa dai satelliti geostazionari, e le probabilità di collisione con un satellite sono eccezionalmente remote.

Per cui, le considerazioni su questo scenario non influenzano l’attuale stima di probabilità di impatto di Apophis, che rimangono ad 1 su 45000.

Fonte: NASA

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15 apr 2008

Primati Verso Marte

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Anche se non se ne parla molto, le agenzie spaziali continuano alacremente a lavorare allo scopo di raggiungere il pianeta rosso, per poi magari stabilirci sopra anche una piccola colonia umana.

Attualmente i sovietici stanno ripercorrendo le vecchie strade: giunge notizia infatti che all’Istito Medico di Primatologia Sochi, a Vesyoloye sul Mar Nero, si sta preparando un gruppo di macachi, allevati in laboratorio, ad un addestramento di due anni, al termine del quale i quaranta migliori verrano prescelti e spediti all’Istituto di Problemi Biomedici di Mosca, dove verranno sottoposti ad altri esperimenti.
Lo scopo finale, inutile dirlo, è quello di impiegarle come cosmonauti in missioni preliminari verso Marte – per le quali bisognerà aspettare non meno di dieci anni.

Ovviamente il progetto ha sollevato le critiche degli animalisti.

L’umanità sacrifica più di 100 milioni di animali all’anno in nome della salute e della bellezza. E’ tempo di pensare ad un’alternativa agli esperimenti con gli animali.
– Andrei Zbarsky, WWF

D’altronde l’uso dei macachi non è una novità: dodici sono già state utilizzate in passato, prima che il programma spaziale chiudesse per mancanza di fondi, e tra loro sono degne di nota (più che altro perchè sopravvissute, immagino).
- Krosh, volata nello spazio nel 1992, ancora viva e vegeta dopo sedici anni;
- Abrek e Bion, nel 1993, tornate sulla Terra e riportate in branco dopo un periodo di riabilitazione;
- Dryoma e Yerosha, 1997, presentate, al loro ritorno, al leader cubano Fidel Castro.

Parallelamente al nuovo programma di addestramento, è stata realizzata a Mosca (sempre nell’istituto di cui sopra) una struttura modulare ermeticamente isolata, destinata a simulare un volo fino a Marte, ovvero ben 17 mesi di isolamento.
L’ESA, l’ente spaziale europeo, sta cercando, a questo proposito, volontari per la simulazione, che vivranno e lavoreranno all’interno dei moduli interconnesi. L’unico contatto con l’esterno sarà via radio con trasmissioni che riprodurranno anche il ritardo nella risposta dovuta all’enorme distanza dalla Terra.
La simulazione avrà lo scopo di analizzare il comportamento umano e le dinamiche relazionali in una situazione sicuramente particolare: spazio ridotto, isolamento prolungato, mancanza di privacy e rifornimenti limitati.
Altro che Grande Fratello!

Verranno simulati il lancio, il viaggio, un’escursione sulla superficie di Marte ed il conseguente ritorno, nonchè emergenze ed imprevisti vari.
A metà del 2008 sarà effettuato una prima simulazione di 105 giorni, seguita da una seconda, analoga, prima della simulazione vera e propria, che dovrebbe iniziare tra la fine del 2008 e l’inizio del 2009.

I volontari, una dozzina in tutto, dovranno essere europei, tra i 25 e i 50 anni, in buona salute, molto motivati, e alti al massimo 185 cm. Verranno rifiutati fumatori o dipendenti di altro tipo, per ovvie ragioni. Verrà considerata una conoscenza dell’inglese e del russo. I volontari verranno sottoposti a test medici e psicologici prima della simulazione.
E verranno pagati 120€ al giorno!

Sono già state ricevute 150 richieste, di cui solo 19 da donne.

Fonte: BBC (1)(2)

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28 gen 2008

Spie in Caduta Libera

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C’è un satellite in orbita intorno alla Terra.
Non è una novità: ce ne sono tanti. Troppi, forse.

Ma questo è degno di nota per alcuni motivi:

1) Prima di tutto è un satellite spia americano (usato per ricognizioni fotografiche, dice Jeffrey Richelson del National Security Archive), il che significa che le informazioni che lo riguardano sono classificate.
2) I sistemi energetici e di propulsione sono guasti: il satellite è fuori controllo. Pesa circa 9 mila kg ed è grande quanto un minibus.
3) Potrebbe contenere materiali a rischio: si pensa al berillio (ha una temperatura di fusione alta, ma i suoi fumi, se respirati, possono portare a problemi respiratori cronici e incurabili), o all’idrazina (carburante incolore dall’odore simile all’ammoniaca, tossico al contatto).
4) Tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo, ci precipiterà addosso.

Dato che parliamo di un satellite spia, il problema non è solo quello di prevedere dove finirà, ma anche impedire che le tecnologie al suo interno finiscano nelle mani di qualcun altro (nella migliore tradizione delle spy story). E anche se le probabilità che non finisca in mare non sono poi così elevate (30%), il rischio non può certo venire ignorato – anche perchè l’intelligence americana preferirebbe mantenere il riserbo sulle tecnologie utilizzate.

Anche la causa del malfunzionamento è sconosciuta: l’ipotesi di un attacco missilistico è stata bollata da Gordon Johndroe (portavoce del National Security Council) come “inappropriata”. E’ invece possibile che il satellite sia già fuori uso da tempo, e che solo ora la sua orbita stia decadendo.
Qualcuno ha proposto invece l’utilizzo di un missile per abbattere il satellite: ma in questo modo ci sarebbero ancora più detriti, per cui la situazione potrebbe finire con il peggiorare.

Le agenzie governative appropriate stanno monitorando la situazione. Nel corso degli anni numerosi altri satelliti sono usciti dall’orbita, precipitando senza provocare danni. Stiamo lavorando su delle opzioni potenziali per ridurre ogni possibile danno che il satellite potrebbe provocare.
– Gordon Johndroe

Effettivamente gli esempi del passato ci portano a considerare che eventi di questo genere siano meno allarmanti di quanto si creda:

11/07/1979 – Il laboratorio spaziale Skylab (circa 77 mila kg), oramai abbandonato da anni, comincia il suo rientro nell’atmosfera. Una volta disintegrato, i detriti precipitano nell’Oceano Indiano e nell’Australia occidentale, senza provocare danni o vittime.

04/06/2000 – La rottura dei giroscopi destabilizza la navigazione dell’osservatorio orbitale Compton Gamma Ray Observatory (17 mila kg), costringendo la NASA ad organizzare un rientro “controllato”. I detriti dell’osservatorio precipitano nell’Oceano Pacifico.

A scanso di qualsiasi evenienza, rivolgete uno sguardo al cielo ogni tanto…

Fonte: Yahoo! News, BBC

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24 gen 2008

Un Piccolo Aeroplanino Orbitale

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Il prossimo novembre l’astronauta giapponese Koichi Wakata sbarcherà sulla Stazione Spaziale Internazionale. E potrebbe portare con sè un aeroplanino di carta proveniente dall’Università di Tokyo, per coronare un progetto decisamente curioso.

Facciamo un passo indietro.
Nel 1999 Takuo Toda, presidente della Japan Origami Plan Association, ha contattato il professor Shinji Suzuki dell’Università di Tokyo chiedendogli se poteva aiutarlo a progettare un aeroplano grande tre metri per una trasmissione televisiva.
Il progetto andò in porto, e l’aeroplano, simile ad uno space shuttle, venne lanciato con successo dalla cima di una montagna.

Ma Toda aveva già in mente un’altra sfida per Suzuki: costruire un aeroplano da lanciare direttamente dallo spazio verso la Terra.
Un volo di quasi 400 chilometri.

Torniamo quindi sulla ISS: l’aeroplanino che verrebbe affidato all’astronauta giapponese è lungo 20 centimetri, pesa circa 300 grammi ed è stato trattato chimicamente in modo che possa resistere a temperature di 200 gradi centigradi, in modo da non bruciare durante il rientro nell’atmosfera terrestre.

Un prototipo lungo circa 8 centimetri è già stato testato con successo nel tunnel del vento, ed è resistito a temperature vicine ai 300 gradi.

L’aeroplanino verrà lanciato durante un’uscita degli astronauti nello spazio, o espulso da un compartimento dello shuttle: a quel punto si immetterà in orbita alla stessa velocità della navetta, decadendo gradualmente fino a tornare sulla Terra, dove – molto probabilmente – precipiterà nel mare.
Per ogni evenienza il piccolo aeroplano porta scritto un messaggio in diverse lingue: “Questo aeroplano è volato dalla Stazione Spaziale Internazionale. Per cortesia restituitelo alla Japan Origami Plane Association.”

Non sappiamo dove atterrerà, ma se l’aeroplanino arriverà sulla Terra dallo spazio, questo nuovo concetto di progettazione dei veicoli di rientro spaziale dovrà venire approfondito.
– Shinji Suzuki

Fonte: Daily Mail

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08 gen 2008

Niente Funziona per Sempre…

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Il 21 dicembre 1999 il Korea Aerospace Research Institute ha lanciato il primo satellite sudcoreano su un razzo vettore Taurus americano, dalla Vanderberg Air Force Base in California. L’Arirang I dispone di una telecamera di sorveglianza capace di distinguere oggetti del diametro di 6,6 metri.

Purtroppo sembra però che il satellite non potrà più funzionare secondo il progetto iniziale, dato che lo stesso KARI ha riportato che il satellite è andato disperso, probabilmente a causa di un malfunzionamento.

Segue la dichiarazione di un anonimo tecnico: “Se il satellite perde il corretto allineamento, i suoi pannelli solari non potranno più generare l’energia vitale per il macchinario”.

O forse è stato fatto fuori dal suo successore, l’Arirang II, lanciato il 28 luglio 2006 da Plesetsk, in Russia, che orbiterà più o meno fino al 2009 al ritmo di 14 giri del pianeta al giorno. Ed è dotato di una telecamera digitale che può distinguere oggetti grandi 1 metro, e che permetterà alla Corea del Sud di tenere d’occhio gli spostamenti dei veicoli militari nordcoreani, liberandosi dalla dipendenza dai sistemi di sorveglianza americani.

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