Archivio: Tecnologia


11 ott 2009

Biliardo Teleguidato

K1LL5W1TCH | Tecnologia

Il professor Michael A. Greenspan, dell’RCVLab alla Queen University di Kingston (Ontario, Canada), effettua nel filmato una dimostrazione dei progetti Deep Green – un robot capace di giocare a biliardo – e di ARPool (Augmented Reality Pool), un sistema di mira capace di visualizzare direttamente sul tavolo da gioco le potenziali traiettorie seguite dalle palle a seconda della posizione della stecca tenuta dal giocatore, in tempo reale.

Affascinante, specialmente l’ARPool che ricorda in maniera netta un certo episodio di Quantum Leap in cui il dottor Sam Beckett utilizza una tecnologia analoga per vincere una partita a biliardo.

E’ possibile vedere altri video del Deep Green in azione direttamente dalla home page del dottor Greenspan.

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19 apr 2009

Io Sono la Mia Batteria

K1LL5W1TCH | Tecnologia

Forse in futuro le batterie, così come le conosciamo, potrebbero diventare obsolete. Per adesso c’è almeno l’idea di riuscire a ricaricare dispositivi elettronici con un consumo limitato, come un iPod. C’è l’idea e qualche applicazione preliminare, che mira a sfruttare una fonte energetica più alternativa del solito: i movimenti corporei.

Il progetto è in mano al Georgia Institute of Technology, ed è finanziato dalla DARPA, dal Department of Energy, dalla National Science Foundation e dal National Institute of Health. La tecnologia è in corso di sviluppo, e permette di convertire movimenti anche minimi e involontari del nostro corpo in energia elettrica, sfruttando le vibrazioni a bassa frequenza prodotte anche da eventi per noi minimali, come il flusso sanguigno o il battito cardiaco. La trasformazione avviene tramite fasci di nano-cavi flessibili (del diamtro di 1/25 di un normale capello umano) in ossido di zinco, un materiale piezoelettrico, quindi in grado di generare elettricità dallo stress meccanico. I nano-cavi possono venire resi impermeabili, e fatti crescere su abiti, metalli, polimeri, tende e ceramiche.

Le applicazioni sono destinate soprattutto al settore militare, che vede di buon occhio la possibilità per un soldato di essere lui stesso la fonte d’energia necessaria per azionare i dispositivi con cui è equipaggiato, al prezzo dei normali movimenti ai quali è abituato. E, come per l’utilizzo dei BigDog, anche questo permetterebbe di ridurre il carico personale.

Dice il capo del team di ricerca, Zhong Lin Wang: “Questa ricerca avrà un forte impatto sulle tecnologie di difesa, sul monitoraggio ambientale, sulle scienze biomediche e anche sull’elettronica personale”.

In effetti, anche aldifuori dell’esercito le applicazioni sono molteplici, e la rimozione delle batterie nei normali gadget elettronici è la più banale. I nano-cavi potrebbero venire utilizzati come sensori ad alta definizione per analizzare la composizione dell’aria e rilevare possibili agenti chimici tossici – un progresso considerevole in questo campo.

Lo studio è appena agli inizi, e ora i ricercatori del GIT stanno cercando di incrementare la potenza ed il voltaggio di uscita, nonchè altri aspetti dei nanogeneratori.

Fonte.

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08 giu 2008

Come ti Inverto la Fisica

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Un team della University of St Andrews (Scozia), guidato ai professori Ulf Leonhardt e Thomas Philbin, hanno trovato il modo di invertire l’effetto Casimir, “la forza che si esercita fra due oggetti estesi separati dovuta non alla gravità o alla carica elettromagnetica, ma alla presenza di un campo, detto di punto zero, nello spazio fra i due oggetti”. (fonte: Wikipedia).

Secondo la relazione presentata al New Journal of Physics, i due professori sono riusciti a realizzare una lente speciale capace di manipolare la natura dell’effetto Casimir, trasformandolo da attrattivo a repulsivo.
In questo modo sarebbe possibile costruire dei micro-circuiti elettrici e meccanici immuni da qualsiasi frizione, una piccola manna per gli studiosi di nanotecnologia, per i quali l’effetto Casimir costituisce un ostacolo non indifferente.
Senza calcolare che il processo produce a tutti gli effetti una sorta di antigravità che, secondo i due professori, in futuro potrebbe venire applicata a corpi più grandi – come quello umano per esempio.

Fonte: Telegraph

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11 gen 2008

La Corsa dei MedioComputer

K1LL5W1TCH | Tecnologia

Perchè minicomputer mi sembra un termine un pò troppo limitativo (nel senso che la parola descrive già i vecchi 8bit come il mio amato ZX Spectrum – sotto le varie incarnazioni che sono riuscito a devastare…), subcomputer dà un’idea quasi dispregiativa, e computer può andar bene nel senso strettamente tecnico, ma come potenzialità e applicazioni riguarda una fascia più alta rispetto ai prodotti più economici che sono cominciati a saltar fuori intorno alle idee di Negroponte.

In ogni caso, è nata una nuova nicchia di mercato che può arrivare a sviluppi interessanti: e più alternative ci sono, meglio è.

Ecco arrivare allora il progetto PixelQi, un vero e proprio spinoff della OLPC, nato dalla mente di Mary Lou Jepsen, ex chief technology officer, responsabile della creazione del monitor ottimizzato a basso consumo.
La nuova società ha fissato un prezzo ideale (e ripeto: ideale) di 75 dollari per il suo prodotto, e continuerà a collaborare con l’OLPC fornendo sottocosto le nuove tecnologie che realizzeranno.

La Shuttle ha invece presentato al CES di Las Vegas il suo KPC Linux PC da 199 dollari, provvisto di processore Celeron 945GC, 512Mb di RAM e un hard-disk da 60 o 80Gb. Non ha invece un lettore ottico o uno slot PCI Express. E’ prevista anche una versione da 99$, che sarà possibile upgradare con un processore Core2Duo e 1Gb di RAM. Uscita prevista per la fine di aprile, più o meno.

Al CES è stato anche presentato il Cloudbook Linux (gOS) della Everex, che verrà messo in vendita a fine gennaio al prezzo di 399 dollari.
Il CloudBook ha un monitor da 7″ con risoluzione 800×480px, processore VIA C7-M ULV da 1.2GHz, 5 ore di autonomia con batterie, 512Mb di RAM, un hard-disk da 30Gb, Wi-Fi, Digital Video Output, lettore di memory card 4-in-1 e webcam da 1.3MP. Il sistema operativo supportato è il gOS.

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22 apr 2007

Nano-Polvere Esplorativa

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Durante il National Astronomy Meeting, tenutosi a Preston questo mese, il dr. John Barker, professore del Centro di Ricerca Nanoelettronica dell’Università di Glasgow, ha presentato ai delegati della Royal Astronomical Society un’interessante tecnologia che potrebbe venire usata nel prossimo futuro per l’esplorazione di altri pianeti.

Si tratta di un microscopico dispositivo elettronico (della grandezza di un millimetro), costituito da un chip ricoperto da uno strato polimerico in grado di appiattirsi o diventare più ruvido a seconda della tensione elettrica che gli viene applicata.

Questi “granelli” artificiali verrebbero incapsulati nei musi a cono delle sonde spaziali, per venire poi rilasciati una volta all’interno dell’atmosfera del pianeta di destinazione. Da quel momento in poi si lascerebbero trascinare dal vento, e la mutabilità dello strato polimerico determinerebbe un certo livello di pilotaggio da remoto, grazie ad un collegamento wireless.

Nello specifico, nel momento in cui il polimero diventa più ruvido ha più “presa” sul vento e permette al granello di venire trascinato in alto. Al contrario, se la superficie polimerica è liscia, il granello scende verso il suolo.

L’utilizzo di uno “sciame” di granelli permette inoltre un’elaborazione distribuita dei dati raccolti, che culmina nella trasmissione di una risposta “collettiva” alla navicella madre.

Howard ha fatto notare che le tecnologie necessarie per la realizzazione di queste micro-apparecchiature sono già disponibili, e consentono di inserire nello spazio di pochi centimetri cubici sensori, alimentazione, dispositivi per la comunicazione digitale e la circuiteria necessaria per l’elaborazione dei dati. Nonostante questo si spera che il ritmo di sviluppo della miniaturizzazione renda possibile utilizzare sensori ancora più sofisticati.

La “polvere intelligente” (”smart dust“) potrebbe anche venire usata sul nostro pianeta: ad esempio nelle zone di guerra, per raccogliere informazioni sul territorio, o si potrebbero mescolare i granelli al cemento per monitorare la consistenza interna degli edifici e dei ponti.

Fonte: BBC

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08 apr 2007

Sugar Power!

Ecologia | K1LL5W1TCH | Tecnologia

sugarcubes.pngI ricercatori dell’Università Cattolica Gesuita di Sant Louis, guidati dalla d.ssa Shelley Minteer, hanno sviluppato una batteria capace di convertire lo zucchero in energia, con un’autonomia di tre o quattro volte maggiore a quella delle comuni batterie al litio.
La batteria – biodegradabile tralaltro – contiene degli enzimi capaci di convertire il “carburante” (lo zucchero) in elettricità, generando acqua come sottoprodotto. Il gruppo della Minteer ha usato come carburante il glucosio, la soda non effervescente, drink zuccherati e linfa vegetale. Risultati minori sono stati ottenuti dalle bevande gassate.
La fonte migliore è indiscutibilmente la comune zolletta da zucchero, disciolta in acqua.

Questo studio dimostra che i carburanti rinnovabili possono venire impiegati direttamente nelle batterie a temperatura ambiente, in modo da avere una tecnologia più efficiente, a livello energetico, di quella basata sull’approccio a base metallica. Dimostra che collegando la biologia e la chimica possiamo realizzare una batteria migliore che è anche più pulita per l’ambiente
– Shelley Minteer

Altri ricercatori hanno già sviluppato batterie a zucchero, ma la Minteer dichiara che la sua versione è più potente e dura più a lungo. Come verifica ha usato un piccolo prototipo, della grandezza di un francobollo, per alimentare un calcolatore tascabile.

Se i risultati continuano ad essere positivi, si potrebbe entrare nella fase di commercializzazione entro cinque anni. E le applicazioni non sono poche: la batteria potrebbe venire impiegata nel settore militare per ridurre la dipendenza dalle fonti elettriche delle apparecchiature usate comunemente nelle zone di guerra. Nell’industria della telefonia cellulare si potrebbero invece realizzare dei ricaricatori “portatili”, con la loro propria batteria.

Fonte: SLU (via Boing Boing)

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Con la Forza della Luce

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lightpressure.pngUna ricerca della University of Chicago, condotta da Robert Schroll, laureato in fisica, in collaborazione con alcuni scienziati francesi dell’Università di Bordeaux I, è riuscita a creare un microscopico getto di liquido (acqua saponata, nello specifico) usando l’energia luminosa di un raggio laser.

Prima d’ora i fisici sapevano che il calore di un laser può spostare particelle liquide. Ma in questo caso il calore non c’entra: lo spostamento, che ha formato il minuscolo getto bianco visibile nell’immagine, è puramente dovuto alla cosiddetta “pressione da radiazione” (luminosa).

Lo studio è stato pubblicato nell’edizione del 30 marzo della rivista Physical Review Letters.
Come afferma lo stesso Schroll, “Nei lavori precedenti si è immaginato che si potesse spostare delle singole particelle con i laser. Per quanto ne sappiamo, siamo i primi a dimostrare questo particolare effetto.”

La tecnica potrebbe venire utilizzata in ambito biomedico e biotecnologico, per controllare il flusso di fluidi in canali più sottili di un capello umano.

Fonte: LiveScience.com

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27 mar 2007

Come Smettere di Videogiocare (e di Fare Tante Altre Cose)

K1LL5W1TCH | Oppressione | Tecnologia | Videogiochi

Una notizia inquietante è quella che vedrebbe la compagnia coreana Xtive aver sviluppato un software che emette una frequenza sonora impercettibile capace di agire a livello subliminale.
L’elemento clou della faccenda è che questo particolare suono dovrebbe venire usato per combattere la videogioco-dipendenza di cui soffrono il 10-20% degli studenti medi coreani.

clockworkorange.pngQuando il giovine gioca oltre un certo tempo, il software emette il suono e, come riporta Repubblica, “gli suggerisce di smettere”. Questa frase mi porta alla mente immagini di ragazzi che si contorcono a terra tentando di sfuggire alla morsa di feroci ultrasuoni, ma potrebbe in effetti darsi che la trasmissione includa una sorta di messaggio vocale codificato (non so spiegarmelo altrimenti, e anche in questo caso non mi convince completamente).
Il problema è che a quanto pare questo messaggio viene ripetuto “dalle 10 alle 20 mila volte al secondo”. Che mi fa tornare all’immagine di cui sopra con aggiunta di cervelli cronenberghiani che esplodono.

“Questo sistema ha un impatto più profondo perchè agisce sull’inconscio”, dichiara (orgogliosamente) il presidente trentacinquenne della compagnia, Yun Yun-hae. E aggiunge: “Possiamo cambiare messaggio e intervenire su altri tipi di disturbi, perchè le possibilità di questo tipo di tecnologie sono infinite.”
Quest’uomo nella sua testa ha un mondo che mi mette paura solo a pensarci.

Fonte: Repubblica

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