Forse in futuro le batterie, così come le conosciamo, potrebbero diventare obsolete. Per adesso c’è almeno l’idea di riuscire a ricaricare dispositivi elettronici con un consumo limitato, come un iPod. C’è l’idea e qualche applicazione preliminare, che mira a sfruttare una fonte energetica più alternativa del solito: i movimenti corporei.
Il progetto è in mano al Georgia Institute of Technology, ed è finanziato dalla DARPA, dal Department of Energy, dalla National Science Foundation e dal National Institute of Health. La tecnologia è in corso di sviluppo, e permette di convertire movimenti anche minimi e involontari del nostro corpo in energia elettrica, sfruttando le vibrazioni a bassa frequenza prodotte anche da eventi per noi minimali, come il flusso sanguigno o il battito cardiaco. La trasformazione avviene tramite fasci di nano-cavi flessibili (del diamtro di 1/25 di un normale capello umano) in ossido di zinco, un materiale piezoelettrico, quindi in grado di generare elettricità dallo stress meccanico. I nano-cavi possono venire resi impermeabili, e fatti crescere su abiti, metalli, polimeri, tende e ceramiche.
Le applicazioni sono destinate soprattutto al settore militare, che vede di buon occhio la possibilità per un soldato di essere lui stesso la fonte d’energia necessaria per azionare i dispositivi con cui è equipaggiato, al prezzo dei normali movimenti ai quali è abituato. E, come per l’utilizzo dei BigDog, anche questo permetterebbe di ridurre il carico personale.
Dice il capo del team di ricerca, Zhong Lin Wang: “Questa ricerca avrà un forte impatto sulle tecnologie di difesa, sul monitoraggio ambientale, sulle scienze biomediche e anche sull’elettronica personale”.
In effetti, anche aldifuori dell’esercito le applicazioni sono molteplici, e la rimozione delle batterie nei normali gadget elettronici è la più banale. I nano-cavi potrebbero venire utilizzati come sensori ad alta definizione per analizzare la composizione dell’aria e rilevare possibili agenti chimici tossici – un progresso considerevole in questo campo.
Lo studio è appena agli inizi, e ora i ricercatori del GIT stanno cercando di incrementare la potenza ed il voltaggio di uscita, nonchè altri aspetti dei nanogeneratori.
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