Archivio: Società


08 nov 2009

Fatta la Legge, Trovato l’Inganno

K1LL5W1TCH | Religione | Società

Secondo la cultura mediorientale, il matrimonio con una donna vergine porta con sè un certo livello di prestigio. Ma il mondo va avanti, i costumi cambiano, le persone si sottraggono alle tradizioni e la tecnologia avanza.
Per cui può capitare che nasca una specie di substrato clandestino in cui un’azienda inventa e commercializza un’imene artificiale che può venire utilizzato da una ex-vergine per rendersi nuovamente illibata, una soluzione più economica e meno intrusiva di un’operazione chirurgica.
Parliamo appunto dell’Artificial Virginity Hymen, un piccolo tampone (peso: 80 grammi) da inserire nella vagina un quarto d’ora circa prima del rapporto sessuale. Il calore corporeo lo espande un poco facendolo aderire alla cavità, e al momento della penetrazione emette la giusta quantità di un liquido simile al sangue. Testato clinicamente contro tossicità, dolori ed allergie. Richiede solo un pò di scena da parte dell’utente.

Apriti cielo: il professor Abdul Mouti Bayoumi dell’università di al-Azhar afferma che l’importazione di tali oggetti equivale a diffondere il vizio, cosa che viene punita con la morta dalla Sharia islamica, ed il parlamento egiziano sta considerando un vero e proprio embargo contro questo e altri prodotti simili.

Questo significa che, in barba all’ortodossia religiosa, potrebbe svilupparsi in Egitto un contrabbando di imeni artificiali.

Eh.
In tutta sincerità, con il dovuto rispetto per i droni, il corporativismo sfrenato e le tecniche di sorveglianza digitale, questa è una delle cose più cyberpunk di cui abbia mai sentito parlare. Davvero.

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14 ott 2009

Il Villaggio della Piccola Gente

Cina | Società
dvillage

Nella Cina meridionale, nella regione montana di Kunming, esiste una comunità alla quale non possono unirsi persone più alte di 130cm. La popolazione attuale è di 120 persone, ed il villaggio possiede la sua forza di polizia e i suoi vigili del fuoco. E adesso la comunità ha deciso di re-inventarsi come attrazione turistica, costruendo case a forma di fungo e vestendosi da personaggi delle fiabe – presumo allo scopo di mantenere un’indipendenza, e quindi un’autosufficienza economica.

Si potrebbe obiettare che tutte queste persone si sono auto-ghettizzate, ma a quanto pare non hanno molte alternative, come riferisce il portavoce del villaggio, Fu Tien: “Siamo abituati a venire maltrattati e sfruttati dai grandi. Ma qui non ci sono grandi, e tutto quello che facciamo è per noi stessi.”

Spero caldamente che la seguente immagine non nasconda una storia di schiavismo e abusi in ambito aeroportuale. In effetti è più una scena da guinness dei primati.

daeroplane

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18 mar 2009

Malessere Esistenziale Globale

Società

konansuicideLo scorso in Giappone si è diffusa una nuova metodologia di suicidio, che prevede una miscela di prodotti chimici casalinghi per la realizzazione di acido solfidrico (solfuro d’idrogeno), i cui gas sono letali. Nella prima metà del 2008 almeno 500 persone si sono tolte la vita seguendo istruzioni pubblicate su siti internet. I componenti sono piuttosto comuni: sali sulfurei da bagno e detergente per WC, ed è addirittura disponibile un’applet che in base al volume della stanza utilizzata calcola le dosi esatte da mescolare, nonchè un documento in formato PDF ed un segnale da stampare e appiccicare in modo da avvertire parenti, vicini e squadre di soccorso del pericolo causato dal gas – pericolo notevole: nell’aprile 2008 i gas liberati da una quattordicenne suicida di Konan, nel Giappone meridionale, hanno causato malore a 90 persone che vivevano nel suo stesso condominio.

E ora anche le autorità americane ora sono preoccupate, perchè sembra che questa metodologia si stia spostando negli USA (dove i sali sulfurei – non disponibili – sarebbero stati sostituiti da un comune insetticida). Casi inizialmente considerati isolati sono stati messi in relazione dal dottor Paul Pepe, del UT Southwestern Medical Center, che ha scoperto l’”importazione” avvenuta.

Il primo caso risale allo scorso agosto: un 23enne californiano è stato trovato morto nella sua auto, sul retro di un negozio di Pasadena. Porte e vetri erano chiusi, e su uno dei finestrini era attaccato il segnale di avvertimento.

Una scena simile è avvenuta poi a dicembre, sul lago Allatona, contea di Bartow (Georgia). Un appunto su un finestrino suggeriva cautela, e descriveva il composto chimico di colore giallo ritrovato poi all’interno dell’automobile in due secchi.

La presenza del segnale riveste una certa importanza, come spiega August Vernon, assistente coordinatore dell’Ufficio per la Gestione delle Emergenze della contea di Forsyth: “La reazione standard di una squadra medica di soccorso è rompere i finestrini. E’ normale, perchè nell’auto c’è una persona che ha perso i sensi. Per fortuna vengono lasciati degli appunti, che di per sè sono un fatto anomalo. Prima o poi però qualcuno non lascerà alcun avvertimento.”

Per terminare con una nota positiva, un uomo affetto da depressione ha recentemente passato in rassegna un numero di metodi di suicidio su un gruppo di discussione Usenet, prendendo in considerazione anche la miscela letale, che avrebbe potuto usare mentre si trovava alla guida in modo da simulare un incidente stradale. Ma numerosi utenti hanno sottolineato il cinismo sconsiderato, e l’uomo ha abbandonato l’idea perchè non voleva coinvolgere persone innocenti. Dopo aver esaminato altri metodi ha deciso di rinunciare – e vivere – perchè “dopo mesi di ricerca ho capito che non ci sono metodi nè facili, nè indolori, nè veloci di morire. Per cui, da ora in poi, voglio recuperare i pezzi della mia vita. E anche voi dovreste fare lo stesso.”

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15 mar 2009

Uno Zombi non ha Colore!

MondoZombie | Società | Videogiochi
re5

Da qualche giorno è uscito Resident Evil 5, nuovo capitolo del franchise Capcom che fa parte di un singolare trio di release del quale si può benissimo dire che gli ultimi saranno i primi, dato che sia Silent Hill 5 che Alone in the Dark 5 si sono dimostrati nettamente al di sotto delle aspettative.

Dopo la piccola deviazione ispanica del buon RE4, una piccola rivoluzione in quanto a gameplay che ne approfitta anche per distaccarsi dal classico zombi-canon con l’accoppiata Los Ganados/Las Plagas, RE5 ne conserva le caratteristiche salienti per riprendere la trama consolidata che vede in questo caso Chris Redfield (da quanto tempo!) andarsene in Africa per indagare e fermare le schegge impazzite della notoria Umbrella Corporation. Ed anche stavolta gli zombi sono assenti, a favore di pericolosi indemoniati, i Maniji. Redfield ha al suo fianco Sheva Alomar, agente della BSAA (Bioterrorism Security Assessment Alliance) come lui, che offre anche interessanti opzioni di cooperative player, offline e online.

Ma fin da quando, la scorsa estate, è stato presentato il primo trailer di RE5, il videogioco è stato da più parti tacciato di razzismo. Principalmente perchè stavolta gli infetti da eliminare sono dei neri africani, e dimostrano gli atteggiamenti violenti e minacciosi tipici del loro ruolo (di infetti-barra-zombi). Non è difficile intuire che la polemica sia stata montata da chi ha subito intuito che si potesse approfittare del gioco per salire sul piedistallo dell’odio razziale ergendosi a paladino.

Andiamo dunque ad esplorare la questione nel suo vivo.

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22 lug 2008

Un Messaggio da un Mondo Lontano

K1LL5W1TCH | Società | Televisione

Le nostre metropoli ci schiacciano.

Quando dico “nostre” penso al cittadino ed allo spirito di appartenenza che lo lega al posto in cui vive, lavora, si incontra con gli amici o porta a compimento le attività minori che completano la sua sopravvivenza o l’appagamento dei suoi piaceri. A dire il vero, il rapporto di dominanza è invertito: noi siamo “loro”. La dipendenza è fisica e psicologica. Il solo pensare di andarsene via – senza esperienze traumatiche o di saturazione che ci portino ad una decisione radicale – ci appare come un’utopia, o al peggio come una follia. Fuori dai confini urbani c’è solo Terra Obscura.

E quindi rimaniamo dentro, e veniamo schiacciati. O viviamo schiacciati, compressi tra la popolazione di un aspirante alveare umano (se già non lo è diventato) che si accalca per i marciapiedi, per le strade, nei mezzi pubblici, negli ascensori. Diceva bene Huxley: l’uomo non è un animale sociale, così sociale. Esiste un limite di grandezza oltre il quale la città perde la dimensione umana e diviene l’agglomerato in cui il cittadino diventa formica, perde ogni capacità decisionale nei confronti dell’ambiente che lo circonda e si limita a rizzare le antenne per evitare gli ostacoli.

E’ vero però che quando la metropoli perde il suo lato umano, la maggior parte della gente (sono ottimista) cerca di ritrovarlo su una scala minore. Se diventa impossibile pensare a tutta una città, scendiamo al nostro quartiere, al nostro condominio. Le proprie intime insicurezze, il timore del confronto con gli altri, una spiccata remissività o altri fattori possono indurci a percepire mondi ancora più piccoli: il nostro appartamento, addirittura una singola stanza. L’unità minima dello spazio, dove sentirci al sicuro dal mondo e dalle persone, dall’informe massa della “gente”.

A questo punto stiamo parlando (sicuramente!) di una percentuale minima di una qualunque popolazione post-moderna. Ma ciò non le impedisce di essere una percentuale significativa, se in altre nazioni è divenuta una vera e propria entità sociale con tanto di etichetta.
E’ la massa dei NEET (Not currently engaged in Employment, Education or Training), una fascia sociale che comprende gli individui tra i 16-18 anni in Gran Bretagna, e tra i 15-34 anni in Giappone, che hanno terminato gli studi ma non sono entrati nel mercato del lavoro: una situazione che può essere sia temporanea che permanente. I giapponesi applicano un identikit ancora più calzante: disoccupato, single, non segue corsi professionali, non va a scuola, non lavora in casa, non cerca nè il lavoro nè di acquisire le competenze tecniche necessarie per trovare un lavoro.

E’ proprio il lato giapponese della questione che mi interessa: infatti il NEET nipponico soffre il più delle volte di un totale rifiuto del mondo lavorativo dell’impiegato-tipo, il salaryman, che vive per lavorare e lavora per vivere, ed è caratterizzato dalla diligenza, la sottomissione gerarchica, il legame affettivo con i suoi colleghi, un conformismo assoluto e straordinari quotidiani a go-go. Anche il dibattito infuocato sui karoshi, le morti (perlopiù per cause cardiache) da stress da superlavoro, ha contribuito ad incentivare nelle nuove generazioni un pressante desiderio di allontanarsi da questi standard, senza però riuscire a focalizzare un obiettivo alternativo. In un circolo vizioso, il rifiuto per il mondo del lavoro, e di ciò che porta al lavoro, porta in alcuni casi al rifiuto per il mondo intero, fino al fenomeno estremo degli hikikomori, gli asociali cronici (ma attenzione: in Giappone sono più visibili, ma esistono anche nel resto del mondo).

Gli hikikomori hanno combinato il rifiuto di cui sopra con una regressione nel rapporto genitoriale. Di fatto, si sono ritirati dal mondo nella casa dei loro genitori (parliamo per la maggior parte di casi di adolescenti di ceto medio-alto), in cui vivevano o per convenienza, o a causa di fallimenti sociali o accademici. Il ritiro è completo: molti hikikomori non escono di casa. Alcuni neanche dalle loro camere da letto.

In loro aiuto è stato compiuto un tentativo che appare quasi più inquietante del fenomeno: la casa discografica Avex ha prodotto un DVD intitolato Miteiru Daku (”sto solo guardando”), il cui contenuto è pienamente coerente con il titolo.

(Qualcuno ha detto Magibon?)

Il filmato mostra tutto. Modelle e donne di varia età che non fanno molto, se non guardare, battere le palpebre, muoversi di quel poco che basta e dire qualcosa ogni tanto.
Il concetto di fondo è abituare un hikikomori (la cui maggioranza sono maschi – il 20% dei maschi giapponesi) alla percezione di un estraneo nel proprio spazio vitale, al contatto visivo ed alla sensazione di trovarsi di fronte ad un’altra persona che sembra aspettare una qualche interazione.
Deve fare un’impressione strana avere in camera una donna che ti guarda per interi minuti dallo schermo del televisore. Ma credo che per qualcuno totalmente privo di contatti sociali possa lanciare un significato diverso. Quello che mi chiedo è se il DVD della Avex non rischi di spostare l’attenzione dell’hikikomori da sè stesso al televisore, che già di per sè è un ricettacolo di offerte asettiche ed impersonali. Forse no, perchè le diverse modelle che appaiono nel DVD hanno i loro blog, e una volta diventato un loro fan (perchè il carico emotivo è inevitabile), dal televisore ci si potrebbe spostare ad internet. E poi chissà.

Potrebbe funzionare.

Fonte: clast

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23 gen 2008

L’Abisso ci Guarda

Internet | Società

Ieri sera, grazie ad un sms di Cirunz ho scoperto uno degli ultimi meme nati in Rete, o, secondo quella che per me è una definizione più azzeccata, l’ennesimo Non-Fenomeno.

Magibon/MRirian è una ragazzina dai tratti asiatici che posta video su YouTube, video che le permettono di esibire il suo volto kawaii durante i minuti in cui fissa instancabilmente l’obiettivo della sua webcam, spiccicando qualche parola in un giapponese che pare sia anche stentato, leggendo un libro di grammatica giapponese o producendosi in azioni ugualmente irrilevanti che guastano di poco l’atmosfera minimalista che la circonda (figurativamente almeno).

E c’è poco altro da dire: sul suo profilo dice di avere 21 anni (ma probabilmente solo per una questione di accesso ai filmati di YouTube segnati come “sconsigliati” ad un pubblico di minori), ma si ipotizza che abbia sui 14-15 anni. O forse anche meno.

Intorno a questi video si è sviluppato un certo movimento di persone, ed il numero di visitatori sulle pagine di YouTube è lievitato su cifre piuttosto alte, ma non eccezionali: il delirante discorso della bionda Miss South Carolina al concorso di Miss Teen USA 2007 (di cui ricordavo di aver parlato, e invece sembra di no, vabeh, è andata ormai) ha totalizzato ventuno milioni di visitatori. E non è il video più visto di sempre, per fortuna, anche se al secondo in classifica c’è un video di Avril Lavigne, il che di per sè è già abbastanza grave.

Il successo di Magibon sembra dovuto alla sua “carineria” di bamboccia, e ai suoi ipnotici (così dicono) occhioni neri. Se avete da perdere trenta secondi della vostra vita che nessuno vi ridarà indietro, ecco il video più gettonato. Tutto per voi.

Finora ne avreste fatto a meno, e ora no. Perchè?
Perchè sfrutta in maniera inerziale le enormi capacità di amplificazione di Internet: a leggere i commenti ai video si ritrova nient’altro che curiosità, e tutto grazie ad un semplice passaparola esteso a livello mondiale.
Ma la qualità non viene generata retroattivamente, e sicuramente non viene generata dal gradimento di massa. Penso invece, inevitabilmente, alle parole di Andy Warhol, ai 5 minuti di celebrità disponibili per ciascuno di noi: una notorietà limitata, come quella di Magibon, che viene raggiunta praticamente a costo zero. E non è altro che una nuova espressione del vuoto assoluto che già sperimentiamo nelle televisioni, nel mondo dello show business, del gossip: vuoto mascherato da etichette.

Perchè sarebbe facile dire che questa è arte, pop-art, perchè no? Oppure che ha un suo risvolto sociologico, nella rappresentazione di uno stereotipo. O che sotto sotto c’è una motivazione filosofica, semeiotica (parole a caso, niente più), che so. Lo spettatore che diventa oggetto d’attenzione. Il gesto quotidiano che diventa straordinario. Il contesto, i ruoli, la simbologia dei gesti. Possiamo dire tutto e il contrario di tutto, e non sarà altro che un’opinione sovrapposto ad un Non-Fenomeno. In verità, non c’è nulla di cui discutere. Non è successo niente.

Personalmente non credo che i video siano opera spontanea della bimba dagli occhioni neri. Mi sembra di percepire una certa artificiosità. E mi viene da pensare che sarebbe facile, per un possibile autore, saltare fuori ad un certo punto e motivare al pubblico l’immobilità dei filmati rigettandogli addosso le sue stesse reazioni ai filmati. Ma probabilmente c’è di meno. E magari, come alcuni sospettano, si tratta di un’esca predisposta per attirare pedofili, complice una sorta di seduzione subliminale che per ora è riuscita se non altro a tirar fuori da centinaia di utenti le loro frustrazioni sessuali. Perchè, e questo è pur sempre interessante, Magibon allo stato attuale non è un essere umano, ma un’immagine, astratta e della stessa materia della fantasia. Finchè il contatto è indiretto, separato, remoto, possiamo lasciarlo rimuginare nella propria sfera personale e intima. Il problema nasce piuttosto quando lo stesso processo avviene nella realtà: quando la smania è quella di trasformare le persone in immagini, quando l’attenzione è unicamente orientata verso la persona FATTA immagine.

Ma sto divagando. I cinque minuti si sono esauriti da un pezzo.
Ci sono cose più importanti a cui pensare. Cose più importanti da ricordare.

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20 gen 2008

Ci Scusiamo

Società | Televisione

VORREMMO SCUSARCI PER COME VENGONO RAPPRESENTATI I POLITICI IN QUESTA TRASMISSIONE. NON E’ MAI STATA NOSTRA INTENZIONE INSINUARE CHE I POLITICI SIANO DEGLI OPPORTUNISTI PUSILLANIMI, PREOCCUPATI PIU’ DELLE LORO VENDETTE PERSONALI E DELLE LORO LOTTE DI POTERE PRIVATE CHE DEI PROBLEMI DEL GOVERNO, NE’ SUGGERIRE IN ALCUN MODO CHE SACRIFICHINO LA LORO CREDIBILITA’, NEGANDO IL LIBERO DIBATTITO SU ARGOMENTI VITALI, NELL’ERRONEA IMPRESSIONE CHE L’UNITA’ DEL PARTITO VENGA PRIMA DEL BENESSERE DELLA GENTE CHE DOVREBBERO RAPPRESENTARE, NE’ ASSOLUTAMENTE INSINUARE CHE SIANO PICCOLI LECCAPIEDI SENZA UN GRAMMO DI INTERESSE PER I PROBLEMI SOCIALI FONDAMENTALI ATTUALI. NE’ ABBIAMO MAI VOLUTO INTENDERE CHE GLI SPETTATORI DOVREBBERO CONSIDERARLI COME PICCOLI VERMI EGOCENTRICI, IRRITABILI E ULCEROSI DALLE GAMBE PELOSE E CON UN’ECCESSIVA DIPENDENZA DALL’ALCOOL E DA CERTE PRATICHE SESSUALI ESPLICITE CHE ALCUNE PERSONE POTREBBERO CONSIDERARE OFFENSIVE.

CI SCUSIAMO SE VI E’ VENUTA QUESTA SENSAZIONE.

- “An Apology“, Eric Idle, Monty Python Flying Circus, Season III, Ep.6 (”The War Against Pornography”, 23/11/1972)

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16 gen 2008

Per il Bene di Noi Tutti

Società
cruise_miscavige.jpg

C’è un filmato che vaga per la Rete (molto velocemente dato che viene prontamente rimosso), che documenta il discorso pronunciato dall’attore Tom Cruise al momento di ricevere la Freedom Medal of Valor durante una riunione dell’International Association of Scientologists.
In sottofondo, la musica di Mission: Impossible.

Una selezione di brani presi dal discorso:

Penso sia un privilegio definirsi uno Scientologista, ed è qualcosa che ti devi guadagnare per quello che uno Scientologista fa… ha l’abilità di creare realtà nuove e migliori, e di migliorare le condizioni.

Come Scientologista, quando guidando passi vicino ad un incidente… sai che devi fare qualcosa in proposito perchè sai che sei l’unico che può veramente aiutare.

Siamo le autorità sul far smettere la gente di drogarsi, siamo le autorità sulla mente, siamo le autorità sul migliorare le condizioni… possiamo riabilitare i criminali.

…possiamo portare la pace ed unire le culture…

E’ arrivato il momento. Questo è il momento… Come Scientologista, la gente si rivolge a te, per cui è meglio che tu sappia, che tu sappia e se non lo sai, vai ed imparalo, ma non far finta di saperlo.

Se sei uno Scientologista, vedi la vita e le cose come sono, in tutta la loro gloria, tutta la loro complessità, e più cose conosci come Scientologista, non ne vieni sopraffatto.

Per cui è nostra responsabilità educare, creare la nuova realtà. Abbiamo la responsabilità di dire: “Ehi, questo è il modo in cui dovrebbe venire fatto perchè noi lo facciamo in questo modo e la gente si sente veramente meglio.”

Voglio sapere che ho fatto tutto ciò che potevo fare ogni giorno, e penso a quella gente là fuori che dipendono da noi. Penso a questo e mi fa capire che abbiamo ancora tanto lavoro. Ho bisogno di aiuto, far entrare quegli spettatori in campo o farli uscire dallo stadio. Veramente, ecco come mi sento.

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