01 mar 2010

Sogni di un Esistenza Visuale

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Stamattina, in preda ad un tragico, irrecuperabile sonno, mi sono ritrovato in treno a pensare alla notizia del video dei due insegnanti canadesi che per “caricare” la squadra di basket dell’istituto si è esibita in un balletto dai toni sessuali decisamente palesi, con simulazioni varie che hanno scatenato un’iniziale ilarità di studenti e genitori che si è rapidamente tramutata in un generale e gelido imbarazzo.

Il video è pubblicamente accessibile grazie alla (naturale? scontata?) ripresa via cellulare ad opera di uno degli studenti. C’è una pagina anche sul sito del Corriere della Sera (ed è là che io l’ho visto). Ma è il tipo di notizia che merita un articolo su un giornale (nella sua incarnazione web)?

[A quanto pare si. Nel tentativo di tenersi al passo con la fruibilità di un flusso sempre più corposo di informazioni sparse per siti web, aggregatori di news e social network, anche l'editoria è stata costretta ad accettare dei compromessi. Che non mancano di presentare dei lati oscuri: se apro una pagina di un qualsiasi giornale gratuito (dei tanti ormai presenti) non mi è difficile ritrovare news che ho già avuto modo di leggere in Rete.
Questo non è nè un mistero, nè un segreto.]

Ma non è neanche questo il pensiero che ha catturato la mia attenzione, e che si è rivolto invece alla natura di una certa auto-alienazione multimediale, che sembra spingere i più a riprendere ossessivamente qualsiasi evento superi la loro soglia soggettiva di “ordinarietà” per trasformarlo – tramite la magia spersonalizzante dell’upload – in un video autonomo e indipendente da poter riguardare come conferma dell’esperienza reale. Mi verrebbe da coniare un bel termine del tipo “solipsismo catodico”: esisto perchè sono in un’inquadratura, in un filmato, perchè vengo percepito – indirettamente. Per un momento, o cinque minuti, sono sullo schermo e consacro la mia realtà, finalmente viva, al pubblico.
Sono l’albero che cade nella foresta, e qualcuno mi dica di che colore sono.

Quel che in un certo mi preoccupa è proprio il distacco tra il soggetto e il suo operato: esattamente il contrario di ciò che accade in una qualsiasi forma d’arte, dove l’autore, lo strumento e l’opera sono legate intimamente dal gesto creativo. E credo che il punto sia proprio questo: la ripresa video che coglie l’evento inusuale è una risposta cerebrale più simile ad un riflesso istintivo che ad un’intenzione cosciente.

Come spiegare altrimenti l’estremo cinismo che viene manifestato periodicamente da chi immortala in foto accadimenti ben più tragici? (ricordo una ragazza investita da un autobus, e tutti intorno a scattare foto del corpo esanime)

Il fenomeno in sè è inquietante, per come l’evento si distacca dalla nostra realtà soggettiva per diventare la scena di un serial, di un telegiornale, un’entità separata da noi e dalle nostre emozioni.
La televisione è spettacolo.
La vita è televisione.

3D Facile e Senza Sforzo

K1LL5W1TCH | Videogiochi

A breve uscirà, in esclusiva per il Giappone (purtroppo), Rittai Kakushi e Attakoreda, che dietro al titolo esotico nasconde un comune hidden-objects game, in cui il giocatore si impegna a identificare determinati indizi opportunamente nascosti o “mimetizzati” con gli elementi di uno scenario presentato sui due monitor del Nintendo DSi.

Ma questo non è niente.
La particolarità del gioco è quella di utilizzare il motion-tracking sulla videocamera della console (situata tra i due monitor) per tracciare la posizione e l’orientamento giocatore-DSi e adattare automaticamente la prospettiva dello scenario a video.

In poche parole: perfetta illusione 3D!

L’idea è geniale di per sè, e rappresenta uno di quei picchi di genio e creatività che saltuariamente acquistano visibilità alla Nintendo. Il problema è che spesso questi “fenomeni” rimangono limitati a pochi titoli. Non posso che sperare – sull’onda della passione per il 3D che viene spinta dal settore cinematografico – che l’idea venga ripresa e sviluppata anche da altre software house.

Nel frattempo, guardatevi il sito ufficiale.

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01 feb 2010

A chi Urla più Forte

Videogiochi

Si è appena concluso il Global Game Jam 2010, seconda edizione della manifestazione internazionale, disseminata un pò per tutto il pianeta, rivolta a chiunque si dedichi allo sviluppo di videogiochi. Mi dispiace esserne venuto a conoscenza solo adesso, ma perlomeno posso sperare nell’anno prossimo, dato che, a quanto pare, la partecipazione è stata massiccia ed i giochi presentati numerosissimi (possono venire esaminati nell’apposita sezione del sito ufficiale). E all’origine di questo post spicca sicuramente il breve estratto video dalla presentazione di GNILLEY, videogioco sviluppato dall’australiano radix che fonda il suo gameplay su un’azione tanto elementare quanto innovativa: urlare. Secondo gli stessi autori lo scopo originale era quello di articolare la strategia di gioco sul tono e sul volume della voce, e invece alla fine si è trasformato tutto in una sorta di scream queen celebration. Però sembra dannatamente divertente, dovrebbero metterci su anche il multiplayer (con cuffie e microfono, naturalmente).

GNILLEY si può scaricare dalla sua pagina sul sito del GGJ.

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Intreccio di Percezioni

Internet

Come sinestesia vado appunto a riferirmi a quel particolare fenomeno che permette ad una persona di avere esperienza di un proprio senso percettivo con l’aggiunta di un “senso” bonus che va ad aggiungersi al primo. E’ un concetto che riveste un suo fascino surreale (e non parliamo neanche di un fenomeno rarissimo, a ben vedere), e viene espresso in tutto il suo potenziale nel cortometraggio Synesthesia di Terri Timely, in cui una tranquilla famigliola nipponica si abbandona a quelle che dovrebbero essere normali attività quotidiane.

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27 gen 2010

The TV Show

Internet

Non so per quante volte guarderò questo videoclip, che propone al tempo stesso la varietà degli scenari televisivi (acutamente distinti da diversi colori) ed un fil rouge che diventa sempre più evidente man mano che la situazione degenera nell’assurdo. Senza contare che ad ogni visione aumentano i particolari rilevati, e cresce la consapevolezza dell’interconnessione tra le scene. Il tutto accompagnato da un motivetto elettronico che sottolinea e impartisce il ritmo del filmato. The TV Show: un piccolo spettacolo.

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01 gen 2010

2009 Resume (parziale) /4

K1LL5W1TCH

Durante i miei vagabondaggi su Internet non raccolgo solo articoli, anzi, molte volte sono più tentato dall’immediatezza di un’immagine che da paragrafi di testo. A certe tentazioni però non resisto, come ad esempio le illusioni ottiche, che non mancano mai di provocare un certo ludibrio. Ne riporto una selezione, che non vuole essere una raccolta del meglio, anche perchè ne ho altre altrettanto meritevoli sperdute sul mio hard disk.

Partiamo allora con qualcosa di semplice: di immagini che offrono una forte sensazione di movimento e tridimensionalità ne esistono a bizzeffe, ma quella che personalmente ha provocato l’effetto più intenso è senz’altro questa. Quasi ipnotico, e per qualcuno anche nauseante, suppongo.

Su questa pagina dello Scientific American, invece, abbiamo invece un’illusione tanto semplice quanto d’impatto: le due immagini della Torre di Pisa presentate sono identiche, ma il nostro cervello le percepisce come un’unica immagine. E dato che non convergono verso il centro (e non possono essere parallele), il cervello ne deduce che le due immagini sono divergenti tra loro, e quindi sembrano orientate diversamente.

Prendiamo una semplice scacchiera, e poniamo sulle caselle nere dei quadratini bianchi di carta, in modo che la loro disposizione crei una struttura convergente verso il centro: proprio come se si trattasse di una seconda immagine sovrapposta, l’effetto di convergenza sembrerà applicarsi alla scacchiera, distorcendola.

Il seguente video trae ispirazione diretta dal libbriccino Magic Moving Images, che si rifà a illusioni già note nel XIX secolo alla base di strumenti come lo zoetropio: nello specifico in questo caso abbiamo un disegno ottenuto “frammentando” i diversi frame di un’animazione, che con il passaggio di un foglio lucido a bande verticali crea un senso di movimento (spostandolo si passa rapidamente da un frame all’altro, in pratica). Il risultato è senza dubbio affascinante.

Il fatto che per i nostri occhi sia più importante il contrasto tra diversi colori, piuttosto che la tonalità del colore in sè stesso, dà luogo ad interessanti esperimenti. Qui, per esempio, le diverse tonalità di blu diventano uguali quando la linea di contrasto viene coperta: la differenza è visibile ma talmente minima da confondere l’occhio ed il cervello nel riconoscimento dei colori affiancati.

Stesso concetto di cui sopra, esecuzione leggermente diversa.

Ancora parliamo di contrasto, in questo caso portato a livelli estremi di bianco/nero e tonalità di grigio intermedie. Sembrerebbe che i due cerchi lampeggiano sfasati tra loro, ma rimuovendo le immagini che fanno da bordo la situazione si capovolge… provare per credere.

E vado a concludere.

Per chi volesse approfondire ancora di più il senso di stupore di fronte alle illusioni ottiche, non posso che raccomandare il sito di Michael Bach, che ne raccoglie addirittura ottantacinque – credo più che sufficienti per far esplodere un cervello medio.

Ma se per queste illusioni è facile trovare spiegazione nei tanti meccanismi che regolano l’interpretazione delle nostre percezioni, per altre si può parlare di vero e proprio mistero. E’ interessante allora poter assistere al filmato originale, girato in India da una troupe inglese d’altri tempi, che illustra il noto trucco indiano della corda: la corda viene lanciata in aria, si tende come un bastone e ci si può arrampicare sopra come se fosse un bastone, sebbene non sia appesa a nulla. Del trucco in passato ho letto varie versioni, ma certamente vederlo dal vivo è tutt’altra cosa.

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31 dic 2009

2009 Resume (parziale) /3

K1LL5W1TCH | Spazio

I fisici affermano che i livelli di energia prodotti dall’LHC sono insufficienti per creare i nano-buchi neri di cui si è parlato molto (non senza un certo spirito di sensazionalismo) nei mesi scorsi. Se una cosa del genere avvenisse durante le prossime accensioni dell’LHC, significherebbe che qualcosa sta fornendo una spinta gravitazionale in più – e secondo una teoria potrebbe trattarsi di un universo parallelo dal quale questa energia “filtra” nel nostro, dando luogo a fenomeni ancora non spiegati come la materia e l’energia oscura, che costituirebbero la maggior parte del Cosmo.
Questo potrebbe spiegare anche la natura del Grande Attrattore, l’ignota forza a 250 milioni di anni luce dal nostro sistema solare che sta tirando verso di sè tutta la Via Lattea e decine di migliaia di galassie, ad una velocità di 22 milioni di kmh. Una concentrazione di materia della grandezza di circa 400 milioni di anni luce che si trova all’interno del cosiddetto Ammasso della Norma (Abell 3627).

Fonte.


Lo scorso 10 settembre la NASA ha testato al pieno della sua potenza il motore principale del razzo Ares I, il DM-1. La prova è stata diretta dalla ATK Space Systems all’interno delle strutture nei dintorni di Promontory, nello Utah. E’ il secondo test – il primo, effettuato il 10 marzo, ha generato una fiammata lunga 61 metri. L’Ares I è destinato a sostenere il lancio della navicella Orion, che entrerà in servizio dopo che verrà dimesso lo Space Shuttle, il prossimo anno. Un nuovo test del DM-1 è previsto per l’estate del 2010. Nel video, l’accensione avviene a 1:51.


Il sito Chromoscope offre l’opportunità di dare uno sguardo alla Via Lattea tramite la visuale fornita da svariate lunghezze d’onda, dai raggi X all’infrarosso alle onde radio.


Durante lo scorso novembre è stata rilevata l’entrata nell’atmosfera di ben due meteore accompagnate da una luminosità fuori dal comune: la prima in America, nello Utah, il 18 novembre. La seconda invece in Sudafrica, il 21 novembre 2009: la sua grandezza stimata è quella di un pallone da rugby e dovrebbe avere colpito il terreno oltre i confini settentrionali della nazione, mostrandosi visibile come un’enorme palla di fuoco verde. Entrambe le meteore sono state viste da centinaia di persone, e la loro entrata in scena ha illuminato il cielo a giorno.



Concludo con due esaurienti InfoGraphic: il primo è lo storico di tutte le missioni spaziali che hanno avuto come destinazione il Pianeta Rosso, mentre il secondo illustra gli ultimi cinquanta anni di esplorazioni spaziali.

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2009 Resume (parziale) /2

K1LL5W1TCH | Robotica
letrung

L’inventore canadese Le Trung, appassionato di robotica, si è dedicato alla creazione dell’umanoide perfetto, giungendo a realizzare Aiko, una donna androide dotata di una AI sofisticata, capace di pronunciare 13 mila frasi in due lingue diverse e riconoscere volti già incontrati, e possiede praticamente tutti i sensi, a parte l’odorato. Non è però capace di camminare, e da circa 6 mesi il suo creatore sta tentando di risolvere il problema senza compromettere le altre funzioni dell’androide.

Quello di Le sembrerebbe quasi un certo tipo di amore: alla ricerca di uno sponsor per le sue ricerche, si è prima indebitato, ed ha sofferto di un attacco di cuore nel 2007 a causa dello stress lavorativo. Il suo obiettivo finale è quello di mettere in commercio un prototipo per l’assistenza agli anziani dimessi dagli ospedali.

Aiko dimostra una ventina d’anni, la pelle è realizzata in silicone ed i capelli sono stati forniti da una compagnia giapponese che costruisce bambole. Il suo corpo sa riconoscere la forza impressa, e se viene afferrata o stretta in maniera violente è capace di rispondere con un ceffone.

Fonte.


La Toyota presenta in un breve video le capacità motorie di un suo androide, con attenzione al mantenimento dell’equilibrio ed alla corsa (a 7 kmh).


E tra robot che camminano, corrono o saltano, eccone, in tema invernale, uno capace di sciare e compiere dei veri e propri slalom. Sviluppato da Bojan Nemec dell’Istituto Jozef Stefan in Slovenia.

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